Teatro Koreja: Torna OPEN DANCE spettacoli, incontri e nuove visioni: un viaggio nella danza contemporanea con un focus sulle voci e le pratiche artistiche dell’Africa In arrivo

16-18 ottobre - Cantieri Teatrali Koreja

Torna a Lecce OPEN DANCE, IL CANTIERE DELLA NUOVA DANZA  

spettacoli, incontri e nuove visioni: un viaggio nella danza contemporanea con un focus sulle voci e le pratiche artistiche dell’Africa

 

 

16-18 ottobre

Cantieri Teatrali Koreja

 

                  Il corpo è il primo luogo che abitiamo. Un tempio laico, senza altare né dogmi, dove si depositano memoria, desideri, paure, identità e trasformazioni. Un tempio che non chiede semplicemente di essere guardato, ma invita a entrare nei suoi confini mobili, nelle sue vertigini, nelle sue domande.

Da questa immagine prende avvio OPEN DANCE – Il cantiere della nuova danza, il progetto di Koreja che torna ai Cantieri Teatrali di Lecce il 16, 17 e 18 ottobre con tre serate dedicate ai linguaggi del movimento e alla capacità del corpo di raccontare il presente. Tre geografie dello sguardo, tre modi di abitare lo spazio: corpi che resistono e si adattano, che si perdono nell’illusione, che custodiscono tradizioni e reinventano il futuro. Corpi che diventano luoghi d’incontro tra sé e l’altro, tra memoria e trasformazione, tra ciò che siamo e ciò che possiamo ancora diventare.

Venerdì 16 ottobre, alle ore 20.45, sarà la Compagnia Eleina D. ad aprire la rassegna con HUMANOS, spettacolo che attraversa le contraddizioni dell’essere umano contemporaneo. In un laboratorio asettico, corpi e identità vengono osservati, condizionati e messi alla prova; pareti trasparenti si spostano, costruiscono confini e li cancellano, mentre ogni gesto diventa adattamento e ogni distanza può trasformarsi in occasione di incontro. Attraverso danza contemporanea, teatro fisico e danza aerea, Vito Leone Cassano e Alberto Mocellin, ideatori e registi dello spettacolo, interrogano la fragilità della relazione, sospesa tra controllo e desiderio, isolamento e contatto. È in quel millimetro che separa due corpi, e che può diventare barriera oppure possibilità, che si apre la domanda al centro di Humanos: siamo ancora capaci di sentire davvero l’altro?

Sabato 17 ottobre, sempre alle 20.45, sarà la volta di LUNA PARK, di Kinesis Contemporary Dance Company, con la regia e coreografia di Angelo Egarese. Una piccola finestra, un bigliettaio tutt’altro che rassicurante e una soglia da attraversare: così comincia un viaggio in un luogo dove nulla è come sembra, o forse tutto lo è. Come uno stargate, il Luna Park si apre su una galassia sospesa tra realtà e assurdo, tra le atmosfere di Joker e la meraviglia straniante di Alice. Danza e musica alimentano un’illusione in continuo movimento, trascinando il pubblico dentro una storia da vivere più che da guardare. A condurre questo percorso saranno le soliste Elena Alessia Hodor e Julie Lalanne, insieme al corpo di ballo composto da Martina Bechi, Giulia Prandini, Giorgia Porciani e Rebecca Riccò. Un invito a lasciarsi attraversare dall’imprevisto e a scoprire dove conduce la luce in fondo al tunnel.

Domenica 18 ottobre, alle 20.45, OPEN DANCE si aprirà alle geografie della danza africana contemporanea con BAMBU 2026, serata a cura di Roberto Castello / ALDES che mette in dialogo la scena italiana con le voci artistiche dell’Africa subsahariana. Alla sua seconda edizione, il progetto presenta tre brevi assoli firmati da autrici dell’area equatoriale, tre percorsi attraverso l’universo femminile, le radici e le possibilità di trasformazione del presente. In MAHAKA, Linda Sarki Johnson, dalla Nigeria, affida al corpo un viaggio di ritmo ed energia: il titolo, che significa libertà in lingua Irigwe, diventa il segno di una danza in cui tradizione e contemporaneità si incontrano e il gesto trova voce. Con KIZAZI, Stéphanie Mwamba, dalla Repubblica Democratica del Congo, conduce invece in un paesaggio intimo e rituale. “Utero” in swahili, il titolo richiama le radici dell’identità femminile, dove memoria, dolore e desiderio si trasformano in una forza ancestrale di resistenza e rinascita. Infine, THIN LINE, di Diana Odhiambo, dal Kenya, attraversa la linea sottile che separa ciò che siamo da ciò che il mondo ci chiede di essere: un confine fragile tra radici e futuro, memoria e desiderio, lungo il quale il corpo cerca uno spazio di libertà. La serata si concluderà con un incontro riservato agli spettatori, moderato da Roberto Castello.

La danza sarà accompagnata da due occasioni di approfondimento che estendono il percorso di OPEN DANCE alla letteratura, al pensiero critico e alle trasformazioni culturali del nostro tempo. Venerdì 16 ottobre, alle ore 19.00, nella Sala A. Leogrande dei Cantieri Teatrali Koreja, Marco Gatto, per Altreconomia, presenterà un incontro dedicato a IL MERIDIONALISMO DI ALESSANDRO LEOGRANDE. A partire dal suo saggio, il confronto ripercorrerà il “meridionalismo inquieto” di un intellettuale che ha saputo sottrarsi alle semplificazioni commemorative per interrogare le contraddizioni della storia. Dalla Taranto dell’Ilva alle lotte nelle campagne, il lavoro di Leogrande ha attraversato i confini tra letteratura e sociologia, facendo dell’inchiesta uno spazio capace di restituire voce ai vinti. Un’occasione per riscoprire un pensiero radicato nei conflitti del proprio tempo e ancora necessario per leggere il presente. L’incontro si svolge nell’ambito del festival Conversazioni sul futuro, in collaborazione con la Scuola di reportage narrativo Alessandro Leogrande.

Domenica 18 ottobre, alle ore 19.00, il foyer di Koreja ospiterà AFRICA. UN NUOVO UMANESIMO – Arte, identità, contemporaneità, un incontro che invita a ripensare lo sguardo con cui osserviamo il continente africano: una terra giovane, plurale e in trasformazione che, anche attraverso l’arte, mette in discussione stereotipi, confini e narrazioni consolidate. Al centro del confronto, le questioni dell’identità, dell’orgoglio e della rappresentazione, il ruolo degli artisti africani nella scena contemporanea e le nuove geografie culturali che stanno emergendo. Perché guardare all’Africa non significa soltanto conoscere un altrove, ma riconoscere la possibilità di un nuovo umanesimo, più plurale e aperto, capace di rimettere al centro i corpi, le differenze e le possibilità. Interverranno Roberto Castello, coreografo e ideatore del progetto Bambu; Soukaina Kotni, danzatrice e insegnante di Afrobeats; Somie Murigu, percussionista; Andrea Pignataro, presidente di Terzo Millennio ETS; Ablaye Seye, coordinatore di Emig-Rete Lecce e provincia. Modera Alessandro Valenti, regista e presidente dell’Accademia della Carità.


Pubblicato il 13/10/2026


Condividi: