Concerto con Aperitivo: Domenica 22 Novembre Antonio Sicuro, pianoforte @ Teatro Paisiello, Lecce
29-10-2026
Al via STRADE MAESTRE una stagione
per guardare lontano e camminare vicini
a Koreja Beckett ed Handke si incontrano ne L’ULTIMA PAROLA
in scena la Compagnia Barletti/Waas
in un dialogo tra controllo e libertà, potere e possibilità di cambiare prospettiva
31 ottobre 2026
Cantieri Teatrali Koreja
Al via la XXX edizione di Strade Maestre, che dal 31 ottobre porta a Lecce ben sedici spettacoli, concerti incontri e laboratori, attraversando linguaggi, generazioni e territori diversi.
Cosa accade quando una voce, rimasta a lungo in silenzio, decide finalmente di rispondere? E quando la storia che qualcuno ha raccontato con ostinazione viene restituita allo sguardo di chi, fino a quel momento, ne era stato soltanto un’eco? In scena due capolavori, due monologhi, due visioni del mondo e una domanda che attraversa il tempo: chi ha davvero il diritto di pronunciare l’ultima parola?
È da queste domande che prende forma L’ULTIMA PAROLA, il progetto teatrale della Compagnia Barletti/Waas in scena sabato 31 ottobre alle ore 20.45 che mette in dialogo L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett e Finché il giorno non vi separi ovvero una questione di luce di Peter Handke. Due opere distanti per struttura, linguaggio e visione, che si incontrano in uno spazio di confronto in cui la precisione diventa materia di scontro, la memoria si incrina e la parola cessa di essere uno strumento di dominio per trasformarsi in una possibilità di relazione.
Il punto di partenza è il capolavoro di Beckett, un meccanismo teatrale di straordinaria esattezza, costruito intorno a un uomo, Krapp, che torna ad ascoltare le registrazioni della propria voce. Solo, ripiegato sul passato, il protagonista si confronta con le tracce di ciò che è stato, cercando nei nastri una conferma di sé e della propria esistenza. La sua è una liturgia della ripetizione: ogni ricordo viene selezionato, ogni parola sottoposta al controllo, ogni emozione ricondotta entro un ordine che sembra proteggerlo dal disordine della vita.
Ma proprio là dove Krapp tenta di esercitare il proprio dominio sul tempo e sulla memoria, qualcosa sfugge. Nelle sue parole affiora la presenza di una donna, evocata e trattenuta nel racconto maschile, consegnata a una voce che non è la sua.
È qui che interviene Peter Handke. Con Finché il giorno non vi separi ovvero una questione di luce, lo scrittore austriaco costruisce quello che definisce un’eco del dramma beckettiano: non una semplice risposta, ma un nuovo spazio di parola affidato alla donna senza nome, la figura femminile che emerge dall’universo di Krapp per contestarne il racconto. Un monologo autonomo, capace di riaprire ciò che sembrava concluso e di restituire complessità a una relazione rimasta intrappolata nella memoria di un solo individuo.
Se Beckett mette in scena l’uomo che ascolta ossessivamente se stesso, Handke lascia finalmente parlare colei che quell’uomo aveva confinato nell’ombra.
Il dialogo tra i due testi avviene, così, attraversando il tempo e rovesciando le prospettive. La donna non si limita a replicare a Krapp: ne mette in discussione il punto di vista, i silenzi, le pause, il modo stesso di usare il linguaggio per governare la scena e, attraverso di essa, l’altro. La sua voce è un’interferenza che incrina la linearità del racconto, un elemento imprevisto che restituisce alla storia ciò che ogni narrazione unilaterale rischia di cancellare: la possibilità di essere guardata da un’altra parte.
Da questo incontro nasce una tensione che riguarda direttamente il teatro e il suo linguaggio. Da un lato, il virtuosismo, il controllo maniacale, la perfezione formale, la capacità di costruire un personaggio attraverso una partitura rigorosa. Dall’altro, la vitalità di una presenza che si espone, il coraggio dell’errore, l’improvvisazione, l’indignazione appassionata di chi non accetta più di essere definito dallo sguardo altrui.
Personaggio e persona, perfezione e possibilità di sbagliare: L’ultima parola attraversa queste opposizioni senza trasformarle in categorie rigide. Piuttosto, le porta a incontrarsi, facendo della scena il luogo in cui le certezze si disgregano e il linguaggio rivela la propria natura contraddittoria. Perché una parola può custodire un ricordo, ma anche manipolarlo; può dare forma a un’identità, ma anche sottrarre spazio a quella di qualcun altro.
In questo confronto, la donna di Handke non è soltanto la controparte femminile di Krapp. È una presenza che reclama il diritto alla propria complessità, che rifiuta di restare una figura secondaria nella storia di un altro. La sua voce non cancella quella dell’uomo, ma ne interrompe il monopolio: apre una crepa attraverso cui può entrare una prospettiva diversa, capace di trasformare anche ciò che credevamo di conoscere.
Eppure, il confronto non si esaurisce in una contrapposizione tra chi parla e chi ascolta, tra maschile e femminile, tra chi esercita il potere della parola e chi cerca di sottrarsi alla sua influenza. Nel corso del monologo, la critica di Handke si fa più ambigua e profonda, lasciando emergere anche la persistenza di un legame affettivo. La relazione non si risolve in una vittoria definitiva: resta uno spazio attraversato da contraddizioni, attrazione, distanza e dipendenza reciproca.
È in questa complessità che si inserisce il lavoro di Barletti/Waas, compagnia che da anni dedica una parte significativa della propria ricerca alla drammaturgia contemporanea e all’opera di Peter Handke.
La musica dal vivo accompagna e attraversa il confronto tra le due scritture, contribuendo a costruire una dimensione sonora che non si limita a sostenere la parola, ma ne amplifica le tensioni e le discontinuità. La scena diventa così un luogo di ascolto reciproco, dove la distanza tra i testi non viene annullata, ma resa percepibile, trasformandosi in energia teatrale.
Al centro di L’ultima parola rimane, tuttavia, una domanda che supera i confini della letteratura e investe il nostro modo di stare al mondo: è davvero necessario che qualcuno vinca una discussione, che una voce prevalga sulle altre, che una storia si chiuda con una sentenza definitiva?
La donna di Handke pronuncia una frase che apre un orizzonte inatteso: in arabo, “cuore” e “cambiare posizione” hanno la stessa radice. Un’associazione linguistica che diventa una potente immagine teatrale. Cambiare posizione significa provare a guardare da un altro luogo, mettere in discussione la propria certezza, riconoscere che l’esperienza dell’altro può modificare la nostra. Significa, forse, accettare che ascoltare non sia un gesto passivo, ma una forma di trasformazione.
In questa prospettiva, la questione della luce evocata dal titolo di Handke non riguarda soltanto ciò che viene finalmente mostrato, ma anche la possibilità di illuminare diversamente ciò che già conosciamo. Portare alla luce una voce rimasta in ombra significa cambiare la forma della storia, senza pretendere di cancellarne le contraddizioni.
L’ultima parola non offre una risposta definitiva. Fa qualcosa di più radicale: mette in discussione la necessità stessa di averla. E restituisce al teatro la sua capacità di creare uno spazio in cui le voci possano incontrarsi senza essere costrette a coincidere, in cui il dissenso non sia necessariamente una frattura insanabile e l’ascolto diventi il primo passo verso un’altra possibilità di relazione.
Perché, a volte, per cambiare il mondo non occorre parlare più forte. Occorre trovare il coraggio di cambiare posizione. E lasciare che, finalmente, anche l’altra voce possa essere ascoltata.
Lea Barletti e Werner Waas lavorano insieme da più di vent’anni, dapprima come Compagnia Induma Teatro, con la quale sono stati tra i fondatori del Centro culturale multidisciplinare Manifatture Knos (Lecce), in seguito, a partire dal 2012, come Barletti/Waas, dedicandosi soprattutto a lavori di drammaturgia contemporanea, in particolare di Peter Handke. Numerose le loro produzioni, alcune strutturate in maniera bilingue, tra le quali ricordiamo “Autodiffamazione” di P. Handke (2013), “Monologo della buona madre” (2016), “Kaspar” di P. Handke (2017) , “Ashes to ashes” di L. Barletti (2019), ,”Antigone” di Sofocle (2020), “Attraverso i villaggi” di P. Handke (2021), “Parla, Clitemnestra!” (2022) www.barlettiwaas.eu
L’ULTIMA PAROLA
Con Lea Barletti / Werner Waas
Regia Barletti/Waas
Sound Design / Musiche originali dal vivo Luca Canciello
Scene Ivan Bazak
Assistente alla regia Paolo Costantini
Produzione Barletti/Waas / TPE Fondazione Teatro Piemonte Europa / Teatro della Tosse/Genova / Florian Metateatro/Pescara
Con il sostegno di Goethe Institut Culture Moves Europe / CSS Teatro stabile di innovazione del FVG nell’ambito del programma di Residenze a Villa Manin / Itz Berlin e.V. / TD Berlin
Strade Maestre 2026-2027 è un progetto di Koreja realizzato con il sostegno di Ministero della Cultura, Unione Europea, Coesione Italia 21-27 Puglia, FSC, Repubblica Italiana, Regione Puglia (Intervento finanziato con risorse del Fondo di Rotazione); Piiil Cultura, Comune di Lecce e con il contributo Adisu Puglia.
Info 0832242000
teatrokoreja.it
biglietti anche su vivaticket.it e rivendite aderenti al circuito