REPORT | Bellezza mia – Anatomia tragicomica della vita delle ragazze in scena alla Casa circondariale Borgo San Nicola di Lecce

“BELLEZZA MIA”: IL TEATRO COME GESTO UMANO, COLLETTIVO E NECESSARIO. VENERDÌ 12 DICEMBRE LA CASA CIRCONDARIALE DI LECCE HA OSPITATO LA RESTITUZIONE PUBBLICA DEL PROGETTO DI TEATRO SOCIALE D’ARTE PROMOSSO DA FACTORY COMPAGNIA TRANSADRIATICA E SOSTENUTO DA FUTURA - LA PUGLIA PER LA PARITÀ.


Mettere insieme donne che vivono il carcere da posizioni diverse, intrecciare storie, età e provenienze, partire dal personale per raccontare qualcosa che riguarda tutte e tutti. È da qui che nasce “Bellezza mia – Anatomia tragicomica della vita delle ragazze”, il progetto teatrale di Factory Compagnia Transadriatica coordinato da Carmen Ines Tarantino e Benedetta Pati che venerdì 12 dicembre ha proposto una restituzione pubblica nella sezione femminile della Casa circondariale Borgo San Nicola di Lecce. Un percorso apparentemente piccolo nelle dimensioni, ma ambizioso negli obiettivi: costruire uno spazio di relazione e racconto capace di superare ruoli e categorie, restituendo centralità all’umano. Non un laboratorio “sul carcere”, ma un’esperienza artistica condivisa che ha attraversato il contesto penitenziario per parlare di vita, identità, stereotipi e desideri, attraverso le voci, i corpi e i volti di tredici protagoniste. Promosso da Factory Compagnia Transadriatica in collaborazione con la Casa circondariale di Lecce, l’Università del Salento, il Polo Biblio-Museale di Lecce e Antigone Puglia, e sostenuto dalla terza edizione dell’avviso Futura – La Puglia per la parità del Consiglio regionale della Puglia, “Bellezza mia” ha messo in rete competenze artistiche, istituzioni e realtà sociali impegnate nella sezione femminile del carcere, costruendo un progetto corale e attraversabile.


Il percorso e la restituzione
Avviato il 22 settembre, il laboratorio ha coinvolto donne detenute, lavoratrici, volontarie e studentesse universitarie dei corsi DAMS – Discipline delle arti e dello spettacolo e Sociologia del crimine e della devianza dell’Università del Salento. A guidare il gruppo formato da Marianna, Clarissa, Nunzia, Marcella, Olimpia, Chiara R., Paola, Daniela, Luisa, Chiara P., Cinzia, Valentina e Sara, sono state Carmen Ines Tarantino e Benedetta Pati, attrici e pedagoghe di Factory, con una lunga esperienza nel teatro sociale e nel lavoro artistico all’interno del carcere leccese. La restituzione pubblica ha preso la forma di una drammaturgia collettiva, costruita per quadri successivi e attraversata da linguaggi diversi: stand-up comedy, teatro di figura, clownerie e azione corporea. Una scelta che ha permesso di affrontare temi spesso dolorosi senza retorica, utilizzando l’ironia come strumento di rottura e consapevolezza. Parola e corpo hanno dialogato continuamente. Monologhi brevi, interventi corali e momenti di silenzio si sono alternati a sequenze visive di forte impatto, come quella dei cartelli testuali: frasi tratte dal linguaggio quotidiano e dagli stereotipi di genere – battute, domande, commenti apparentemente innocui – sollevate frontalmente e restituite al pubblico nella loro carica violenta e assurda. Un gesto semplice, capace di trasformare esperienze individuali in racconto condiviso. Il lavoro ha attraversato simbolicamente le diverse età della vita femminile, dall’infanzia alla maturità, mettendo in luce fragilità, desideri, relazioni e complicità. Accanto al testo, il corpo ha assunto un ruolo centrale: abbracci, prese, danze improvvisate e gesti di cura hanno costruito una grammatica fisica della relazione, culminata in un finale dichiaratamente corale. La performance è stata seguita da una platea attenta e partecipe, che ha accompagnato la scena con risate, silenzi e applausi, riconoscendo nel lavoro non un’esibizione, ma un atto di ascolto e restituzione.

Gli interventi
Prima della messa in scena sono intervenute le due curatrici, la vicedirettrice della casa circondariale Sonia Fiorentino e la responsabile dell’area trattamentale Cinzia Conte. Al termine della performance si è aperto un momento di confronto e dialogo con il pubblico, al quale hanno partecipato anche Tonio De Nitto, direttore artistico di Factory, l'attore Luca Pastore, che insieme a Simonetta Musitano e Daria Paoletta, ha condotto in questi mesi workshop di formazione e approfondimento, e le protagoniste del laboratorio. Numerose le riflessioni e le domande, in un clima di ascolto e condivisione che ha permesso alle partecipanti di raccontare più nel dettaglio il percorso svolto, sottolineando in particolare il rapporto di collaborazione e fiducia costruito durante il lavoro e il valore di un processo creativo sviluppato interamente a partire da testi, musiche e idee proposte da loro stesse.

Un teatro umano
“Bellezza mia” si inserisce nel lavoro più ampio che Factory Compagnia Transadriatica porta avanti da anni nel teatro sociale e con le comunità, dalle nuove generazioni alla disabilità, fino al contesto penitenziario. Un teatro che rivendica la propria funzione umana, capace di incidere – anche solo di poco – nella realtà, creando spazi di senso, relazione e possibilità. Un teatro che, anche dentro il carcere, sceglie di partire dalle persone, dalle loro storie e dalla loro bellezza, per ricordare che riappropriarsi dell’umano è un atto politico, necessario e condiviso.

Le dichiarazioni
«Bellezza mia è un progetto piccolo ma con obiettivi ambiziosi: mettere insieme un gruppo di donne che, per ragioni diverse, vivono il contesto del carcere e creare con loro una trama innovativa, frutto di prospettive, esperienze e sogni differenti che attraversano l’essere donna, al di là dei ruoli e delle posizioni sociali», raccontano Carmen Ines Tarantino e Benedetta Pati. «Allo stesso tempo, abbiamo voluto costruire una rete di comunicazione e collaborazione tra le tante realtà sociali e culturali impegnate nella sezione femminile del carcere di Lecce e parlare della vita delle donne, partendo dal personale per raccontare qualcosa che riguarda tutte e tutti. Farlo con le voci, i volti e i corpi di donne molto diverse tra loro e bellissime», sottolineano, «significa restituire un messaggio potente: riappropriamoci dell’umano», proseguono le due coordinatrici. «Attraverso l’esperienza teatrale tredici donne hanno fatto qualcosa di meraviglioso, intenso e fortissimo, prima di tutto per se stesse e poi per tutte e tutti noi, la Compagnia Factory, la direzione della Casa circondariale e tutto il personale, i partner e naturalmente Futura e la Presidenza del Consiglio regionale della Puglia per il sostegno ricevuto».

«Quella del sociale è una linea su cui Factory punta moltissimo, lavorando con le nuove generazioni e con la disabilità», spiega Tonio De Nitto. «Anche il rapporto con il carcere parte per noi da lontano: quindici anni fa, insieme alla collega Paola Leone, abbiamo fondato la compagnia e da subito abbiamo iniziato a lavorare all’interno della Casa circondariale di Lecce. Oggi siamo particolarmente contenti di essere tornati in questo luogo, per la prima volta nella sezione femminile, con un lavoro così intenso», prosegue il direttore artistico di Factory. «Per noi il teatro è un teatro umano, e lo abbiamo dichiarato come un vero e proprio manifesto anche all’apertura della nostra stagione teatrale nel nord Salento». De Nitto richiama infine una celebre frase di Giorgio Strehler: «“Faccio il teatro per cambiare il mondo, anche se so che solo col teatro non lo cambierò mai. Ma aiuterò a cambiarlo un po’, un millimetro. Amo il teatro perché è umano!”».
 


 


Pubblicato il 14/12/2025


Condividi: