Natale con lo sguardo all'orizzonte

di Michele Rosafio (da Paese Nostro)

 

Natale con lo sguardo all'orizzonte

 

Mentre ci accingiamo a vivere il Natale nel calore delle nostre case, anche se il cuore è attanagliato da tante incognite per il futuro, da una crisi economica che lascia intravedere solo incertezze, da un’imminente campagna elettorale, nonostante tutto questo volgiamo lo sguardo all’orizzonte.

Ammirando il nostro splendido mare, de finibus terrae dedichiamo un pensiero a chi, dall'altra parte del Mediterraneo, sogna il nostro ultimo lembo di terra per ricominciare a vivere e a sperare. 

Stiamo vivendo un’emergenza di cui nessuno parla, pochi prestano attenzione, eppure quante volte ci è capitato, nelle prime ore del mattino di incontrare piccoli gruppi di migranti: afghani, siriani, iracheni, appena sbarcati sul litorale, con il volto affaticato, impaurito e nelle mani poche cose che rappresentano però tutto il loro mondo. Non solo uomini adulti ma anche donne e bambini. Gli ultimi arrivi domenica 16 dicembre; in 46 sono approdati nel porto di Leuca. Nel 2012 (i dati non sono definitivi) sono più di 1400 i migranti giunti lungo le coste del Sud Salento, in aumento rispetto al 2011.

Molto spesso si tratta di piccoli gruppi che gli scafisti abbandonano lungo le coste in fretta, incuranti dei rischi e dei pericoli. Non per tutti il viaggio termina con la destinazione sperata, a volte i sogni finiscono negli abissi del mare. L'ultima tragedia, che ci ha toccato da vicino, si è consumata nel giugno scorso, sette i dispersi tra Leuca e Torre Vado.

Il nostro Tacco d'Italia è stato da sempre un ponte tra Oriente ed Occidente, terra di incontro e di dialogo con tutti i popoli del Mediterraneo.

Incrociando gli sguardi di chi approda sulle nostre coste è come incrociare gli sguardi dei nostri genitori che nel secolo scorso partirono per l'Europa: Svizzera, Belgio, Francia alla ricerca di un lavoro. Un fenomeno, quello dell’emigrazione, che continua anche oggi e che l’attuale crisi ha ulteriormente accentuato. Non abbiamo solo la fuga dei giovani, verso l’università e le aziende del nord, ma, nell’ultimo anno, anche tanti padri di famiglia che all’improvviso si sono ritrovati senza lavoro e senza prospettive. C’è anche chi ha chiuso l’azienda, impossibilitato a continuare l’attività e si è trasferito. Anche per questo non dimentichiamo questi nostri fratelli in cerca di una nuova vita, la loro storia è anche la nostra storia.

 

Michele Rosafio  Da Paese Nostro

Pubblicato il 26/12/2012


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