Leuca - Storia Della Basilica

Il Santuario di Leuca ed il Vescovo Giannelli

Il Vescovo Giannelli e il Santuario di Leuca


Ogni Santuario ha un suo carisma, un suo messaggio che perdura nei secoli. I Santuari si presentano come segni di una particolare benevolenza di Dio in un periodo storico nel quale si colloca la fondazione del tempio di Dio, in onore di Santi e in modo particolare della Madonna. In base alla dimensione spirituale, storica e ambientale si verificano fenomeni di attrazione  per un richiamo continuo di fedeli alla ricerca di valori fondati sulla spiritualità evangelica e sui messaggi che promanano dal tipico carisma del Santuario. Tenendo presente le indicazioni del documento dell’Episcopato Italiano:
“Venite sul monte del Signore” e valutando alcuni fattori di carattere storico devozionale possiamo dire che alcuni fattori che caratterizzano il carisma del  Santuario della Madonna de Finibus Terrae sono i seguenti :


1) Il perdono e la misericordia di Dio verso i pellegrini
che visitano il Santuario. Le numerose indulgenze concesse dai Sommi Pontefici rappresentano un’attenzione particolare verso il Santuario per cui i numerosi pellegrini provenienti da tutto il mondo trovano attraverso la confessione la misericordia divina.


2) La liberazione dai pericoli del mare. Le preghiere e gli inni fanno riferimento a tale protezione. Queste alcune significative invocazioni: “Tu che t’innalzi come faro di luce su due mari sii sempre la nostra stella nei naufragi spirituali e temporali…”; “In profundo mare fui et eripuit me de profundis acquarum” (fui nel mare profondo e mi liberò dalle profondità delle acque). La festa della Madonna di Leuca è legata, infatti, al miracolo che la Madonna operò liberando la costa da un maremoto il 13 di Aprile dell’anno 365.
 

3) Madonna delle frontiere. L’espressione “de Finibus Terrae viene considerata come confini della terra , intesa cioè come luogo di frontiera. La Madonna è intesa come la Madre che apre le frontiere e accoglie tutti i popoli bisognosi di pace e di redenzione. Il Vescovo Mincuzzi a tal proposito scrisse: “La Madre di Gesù è alla frontiera, ma per aprirla, o anche per farla cadere; essa è là per unire i popoli divisi dai ghetti, e i confini culturali,religiosi, politici ed economici”.  Oltre al carisma che l’identità del Santuario offre di per sé, troviamo dei messaggi  che, all’interno del Tempio, aleggiano come profumo d’incenso che spinge il  devoto pellegrino a pregare, lodare e ringraziare  il Dio della Misericordia. Tre famosi Vescovi che hanno chiesto di essere sepolti nel Santuario ci offrono spunti di riflessione e costituiscono i messaggi provenienti dalle loro testimonianze.
Sono Mons. Giovanni Giannelli, Mons. Giuseppe Ruotolo, e Mons. Mario Miglietta. Leggiamo il messaggio del Vescovo Giannelli. Entrando nel Santuario, sul muro al di sopra dell’ara di Minerva, si trova un’epigrafe in latino che il Vescovo Giannelli compose per la propria tomba e che volle collocata nel Santuario. Ecco il testo:  “D.O.M. viator aspice et lege ut intelligas fugit tempus aperitur veritas astat  mors  finem respice in tenebris et in umbra mortis ne sedeas et si optas de ligno vitae edere vince mundum ac si vis in aeternum vivere nunc vive ibique fixum sit cor ubi vera sunt gaudia Joannes Jannelus huius sanctae et Alexanen Ecclesiae Episcopus vivens morituro sibi posuit posthumo vero ( ut et  sibi prosit) ita monet obiit die V Mensis Januarii anni MDCCXLIII”.

Traduzione -  "A Dio Ottimo Massimo. O Viandante, guarda e leggi affinché comprenda: fugge il tempo, si scopre la verità, sovrasta la morte. Pensa alla fine non indugiare nelle tenebre e nell’ombra di morte e se desideri mangiare dell’albero della vita vinci il mondo e se vuoi vivere eternamente vivi ora in modo che il tuo cuore sia fisso là dove sono le vere gioie. Giovanni Giannelli vescovo di questa Chiesa e di Alessano vivente si preparò questo sepolcro per quando sarebbe morto. Ma da morto fa un ammonimento che possa giovare anche a se stesso. Morì il giorno 5 del mese di gennaio dell’ anno 1743”.
È un’epigrafe ricca di messaggi, il principale: occorre meditare sulla finalità della nostra esistenza. Leggiamo: “fugge il tempo, si scopre la verità, sovrasta la morte”. Bisogna tenere vivi gli obiettivi per cui Dio ci ha voluto su questa realtà terrena, vivere nella prospettiva della realtà futura, cioè, la visione beatifica di Dio. Evidenzia la lotta per raggiungere la finalità “se devi mangiare dell’albero della vita”, devi lottare, devi superare ogni ostacolo. L’attaccamento al Santuario è un messaggio di amore per il Tempio di Maria. Giustamente è stato definito il grande “ricostruttore del Santuario” perché ha dato alla Casa di Dio dignità accoglienza e spiritualità. Con la sua testimonianza di Pastore che vuole condurre il suo gregge all’ovile non soltanto vive accanto al suo Santuario ma vuole anche prepararsi alla sua tomba. Ecco quanto scrive nel suo testamento “ …. Voglio e ordino che quando la mia anima si separerà dal corpo, dopo che saranno celebrate le esequie secondo il rito prescritto dal Cerimoniale dei Vescovi, il mio corpo venga portato nella cattedrale e santuario della Beatissima Vergine di Leuca e seppellito nel luogo che da vivo ho preparato e, prima che giunga la morte, voglio e ordino che venga collocato davanti all’altare maggiore della Beatissima Vergine Maria, non sul piano del Presbiterio, ma più in basso, davanti ai gradini di quello”. Secondo la volontà del Presule dopo la sua morte fu seppellito nel Santuario. La tomba che racchiude i suoi resti mortali, secondo quanto scrive il Milo,nel suo libro “Il Santuario di Santa Maria “de Finibus Terrae”, si trova di fronte al pulpito, precisamente accanto a quella di un altro grande  presule,Mons. Giuseppe Ruotolo. Essa era sormontata dal ritratto del Giannelli e da quell’iscrizione sepolcrale, che egli stesso preparò da vivo. Il ritratto, su particolare richiesta, fu consegnato ai parenti che lo custodiscono gelosamente. Quello del Vescovo Giannelli è uno dei tanti messaggi che troviamo nel Santuario. Vogliamo leggerli, e in seguito li commenteremo per apprendere e riflettere sulle ricchezze spirituali contenute non solo sulle pareti esterne della grande Basilica ma anche su quelle interne. Entrando nel Santuario occorrerebbe sostare e meditare sui quadri, sulle lapidi che si trovano in ogni angolo del sacro Tempio. Tutto il complesso è un dono della Provvidenza di Dio voluto su questo estremo lembo d’Italia per far comprendere ai numerosi pellegrini il grande amore di Dio e far conoscere le grandezze della Madre di Gesù.


P. Corrado Morciano

 


 

Pubblicato il 12/11/2009


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