Leuca: soccorsa imbarcazione da diporto

La Guardia Costiera. riscontra gravi irregolarità

Leuca: i militari della Guardia costiera hanno soccorso un' imbarcazione da diporto che si era incagliata all’ingresso del porto di Santa Maria di Leuca. Gli accertamenti hanno portato al suo fermo per gravi irregolarità.
Nella serata di ieri (27 gennaio 2009) la motovedetta CP 886 della Guardia Costiera di Gallipoli, ha prestato assistenza ad una barca a vela con motore ausiliario incagliatasi all’altezza delle ostruzioni portuali del porto di S.M. di Leuca, condotta dal sig. Z. L. , romano, di 40 anni. A causa dell’ errata consultazione del portolano che indica, peraltro, esattamente la profondità dei fondali portuali, non è stato preso in considerazione che i tre metri e venti di pescaggio dell’unità non consentivano il transito in uno specchio acqueo dove il fondale misura solo tre metri.
I militari della Guardia costiera, dopo aver accertato che non vi fossero vie d’acqua allo scafo, hanno coordinato quindi le operazioni di disincaglio accompagnando la barca in porto. Ma gli operatori si sono accorti che la barca era priva di targa nonostante apparisse di grandi dimensioni e, poiché la vigente normativa prevede l’iscrizione nei registri navali, tenuti dalla Capitaneria di porto, delle unità di lunghezza superiore ai 10 metri, hanno misurato la stessa riscontrando una lunghezza pari a 10, 67 metri, misura confermata peraltro dal Registro navale di Certificazione. Per questo i militari hanno proceduto al fermo amministrativo della barca.
Si tratta di una circostanza non trascurabile poiché la mancata immatricolazione ha consentito di aggirare le norme che prevedono l’obbligo di sottoporre ogni cinque anni l’unità a visite di sicurezza di dotarsi della licenza di navigazione, adempimenti, diversamente, non previsti per i “natanti” da diporto, cioè per quelle unità di lunghezza inferiore ai 10 metri che non devono essere “targate” né assoggettate ad alcuna visita di sicurezza. In aggiunta, il sig. Z.L. non ha esibito la patente nautica richiesta per la condotta di tale “imbarcazione” da diporto.
Il tutto senza sottacere le implicazioni inerenti l’obbligo di inalberare la bandiera nazionale sancito dal diritto internazionale marittimo nella navigazione al di fuori delle acque territoriali  e quelle di carattere fiscale inerenti la segnalazione all’Agenzia delle Entrate da parte della Capitaneria di porto all’atto dell’iscrizione delle “imbarcazioni” che pertanto, nel caso concreto, visto che l’iscrizione non è avvenuta, sembra esser stata elusa.
Infine, poiché l'imbarcazione in questione risulta costruita nell’anno 2003, si indaga su quale attività possa aver compiuto negli anni o se si sia recata all’estero.

fonte: paeseNuovo.it

Pubblicato il 28/01/2009


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