Leuca: il suo mare ed il corallo bianco

Foreste di coralli bianchi nei fondali dell'Apulian Plateau

         Il corallo bianco nel profondo mare pugliese

 

Era il 2005 quando leucaweb.it dava la notizia della presenza del corallo bianco nei fondali del mare di Leuca. 

Lophelia pertusa e Madrepora oculata: questi i nomi scientifici delle specie di coralli bianchi rinvenuti in grande quantità lungo le pareti e i pendii dell'Apulian Plateau, proseguimento subacqueo della penisola pugliese, a profondità comprese fra 300 e 1200 metri al largo della costa di S. Maria di Leuca.

 

Riportiamo l’articolo del 2005 (a firma di Toni De Veglia)  e la notizia riportata il 4 febbraio 2009 dalla gazzetta del mezzogiorno.

 

 Il corallo bianco a Leuca

Lophelia pertusa e Madrepora oculata: questi i nomi scientifici delle specie di coralli bianchi rinvenuti in grande quantità lungo le pareti e i pendii dell'Apulian Plateau, proseguimento subacqueo della penisola pugliese, a profondità comprese fra 300 e 1200 metri al largo della costa di S. Maria di Leuca. Queste scogliere coralline che si celano nelle profondità batiali ed abissali del Mediterraneo e di quasi tutti gli oceani del mondo sono biocostruzioni dovute ai cosiddetti "coralli bianchi", esacoralli che, a differenza dei loro cugini tropicali, necessitano per la loro sopravvivenza di acque fredde e si sviluppano lontano dalla superficie, nell'oscurità più totale.
 
 Le specie più importanti che abbiamo appena nominato sono due esacoralli che formano colonie arborescenti. Questi coralli sono imparentati con il "corallo rosso" ( Corallium rubrum ), noto soprattutto in virtù dell' uso ornamentale che se ne è fatto sin da tempi remoti. Ma quest' ultimo appartiene agli ottocoralli ed è una gorgonia con esoscheletro calcareo pigmentato di rosso. I coralli che invece formano l'ossatura delle barriere tropicali sono anch'essi essenzialmente degli esacoralli, anch'essi forniti di esoscheletro calcareo e danno vita alle barriere madreporiche o coralline, Tutti i coralli sono raggruppati nel Phylum Cnidaria. Oggi il Mar Mediterraneo è un bacino temperato che ha però goduto fino ad un passato geologico recente di un clima caldo che ha permesso la sopravvivenza di autentiche scogliere coralline di tipo tropicale. Il deterioramento climatico, iniziato nel Pliocene, circa 5 milioni di anni fa, e culminato nelle glaciazioni quaternarie, ha comportato l'estinzione di queste scogliere coralline.
Perché dunque la presenza di questi coralli tipici di acque fredde e ricche di nutrienti nel bacino del Mediterraneo, dove viceversa la temperatura dell'acqua di fondo è sui 13 °C ? La risposta a questo paradosso è che la maggior parte delle colonie presenti nel Mediterraneo è subfossile, reliquia dell'ultima epoca glaciale e memoria di un passato geologico nel quale il bacino del mediterraneo godeva di un clima caldo di tipo tropicale. Frammenti di coralli bianchi fossili sono spesso stati rinvenuti impigliati nelle reti dei pescatori ma gli importanti ritrovamenti attuali testimoniano la presenza di colonie viventi di questi organismi creduti scomparsi 15mila anni fa. La scoperta si deve alle tecnologie modernissime utilizzate dalla nave di ricerca Universitas per la realizzazione del progetto Aplabes condotto dal CoNISMa (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare). 
Toni De Veglia - archivio leucaweb


  

 

Foreste di coralli bianchi  nel profondo mare di Puglia

 

Nelle profondità di Santa Maria di Leuca, a più di mille metri sotto il mare, nevica come fosse alta montagna. I ricercatori la chiamano «biological snow»; assomiglia a un candido e fitto pulviscolo che le correnti dell’Adriatico meridionale rilasciano nell’incontro con lo Ionio. Nel monitor della telecamera del ROV, il robot subacqueo per l’esplorazione profonda, pare quasi una bufera (avete mai agitato uno di quei souvenir palle di neve?), ma ciò che stupisce è la varietà di forme di vita: dove ci si immagina un deserto di fango ci sono gamberi rossi e viola, centinaia di pesci incuriositi dalla insolita fonte luminosa nel buio abissale. Il profondimetro segna -730 metri, ma le immagini arrivano nitide a bordo della nave oceanografica dove c’è un’équipe dell’Università di Bari, guidati dall’ecologo Angelo Tursi. I ricercatori pugliesi da tempo indagano sulle forme di vita di uno dei più profondi santuari sommersi del Mediterraneo dove è stata fatta una scoperta sensazionale. Il ROV la inquadra: è un reef di corallo bianco. Trine e merletti, che paiono ricamati come i «pizzi» salentini, testimoni dell’era glaciale, ma che al largo di Leuca sono riusciti a sopravvivere dopo milioni di anni.

«La scoperta è avvenuta per caso - riferisce Angelo Tursi - durante una campagna per il monitoraggio delle risorse marine. Le reti a strascico si sono impigliate al fondale e non si riusciva a liberarle. Dopo molti tentativi siamo riusciti a strapparle e tra le maglie abbiamo trovato i coralli bianchi. Non se ne conosceva l’esistenza in questa zona, ma il dato più interessante è che non si trattava di scheletri fossili, ma di animali vivi». Infatti la segnalazione sui media di qualche giorno fa, che riguarda il ritrovamento di una estesa scogliera di corallo bianco al largo di Pescara nella zona della depressione medio-adriatica, si riferisce a esemplari morti.

Riuscire a distinguere quelli ancora in vita da quelli fossili è piuttosto complesso anche per gli esperti: è, infatti, molto comune che pezzi di corallo bianco risalenti al Pleistocene (epoca geologica che inizia 1,8 milioni di anni fa), essendo stati sepolti in strati di sedimenti fini, abbiano mantenuto la brillantezza e il colore bianco vivo. Ma quelli di Leuca sono sicuramente vivi. Tanto che a Bari per tre mesi nel Museo del Dipartimento di Zoologia i ricercatori sono riusciti a far sopravvivere in acquario alcuni pezzi di corallo bianco con il loro sottile tessuto di polipi. Il difficile è stato ricreare in acquario le stesse condizioni ambientali delle alte profondità, e cioè il buio e una temperatura costante dei 13 gradi.

«I coralli bianchi - spiega ancora Tursi - non sono importanti solo come tasselli dell’ultima età glaciale, ma rappresentano un paradiso per la biodiversità; sui fondali fangosi sono una specie di “polmone”, una riserva per le specie dell’intero Mediterraneo. I banchi di corallo bianco rimangono a 15-20 miglia dalla costa ionica del tacco dello stivale in un intervallo di profondità compreso tra i 350 e i 1100 metri e si estendono in un’area di circa 900 chilometri quadrati. Una zona che dà vita ad un ambiente unico e costituisce un’area per la riproduzione di molte specie. L’impossibilità per i pescatori di calare le reti a strascico ha garantito un rifugio ecologico per i riproduttori e le forme giovanili che possono svilupparsi con tranquillità. Il problema è che la pesca insiste nelle zone limitrofe e intacca sempre più da vicino la colonia di coralli bianchi assottigliandola man mano. Così facendo non ci si rende conto del danno che si produce all’intero sistema dell’Adriatico Meridionale e dello Ionio sett entrionale».

Grazie agli studi dei ricercatori baresi e alle loro denunce è stata di recente istituita una nuova forma di riserva marina detta «deep-sea fisheries restricted area», nella quale è vietata la pesca a strascico nell’area del corallo bianco, ma la salvaguardia di questi habitat, che sono al di fuori delle acque territoriali italiane, non è semplice e i controlli sono difficili. L’esplorazione continua grazie anche a progetti internazionali come «Coral Fish» che collegano Bari a gruppi di ricerca in Francia, Irlanda, Germania, Portogallo, Scozia, Norvegia e altri Paesi che indagano sulle candide barriere coralline in Atlantico e nel Mar del Nord. Ma la nuova frontiera è un «Lander», un robot oceanografico in fase di costruzione nei laboratori baresi che verrà utilizzato nei fondali di Leuca tra i 400 e gli 800 metri. Si tratta di una macchina dotata di un sistema video e tre telecamere e strumenti per misurare i parametri fisico-chimici delle acque (temperature, salinità correnti) e verrà lasciato sul fondo per qualche tempo. Si potrà testare l’ef ficacia di questo robot la prossima estate nella campagna sulla nave «Universitatis» del CoNISMa adoperando un «gemello» fornito dai laboratori scozzesi e olandesi. L’avventura nelle foreste di corallo è appena cominciata.

4/2/2009   Nicolò Carnimeo - gazzetta del mezzogiorno

      

Pubblicato il 05/02/2009


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