Leuca - I cittadini segnalano ...

Dare un senso alle cose e ai luoghi - Intitoliamo una strada ai pescatori

La Strada dei Pescatori


DARE UN SENSO ALLE COSE E AI LUOGHI

  di Cosimo Cassiano



Mi sono chiesto perché un’Amministrazione Comunale del recente passato ha voluto denominare la piccola strada, che da Via Fuortes scende sul Lungomare tra Villa Daniele e Villa Cezzi Tamburrino, prima Via Fra Pantaleone e  poi Via degli Artisti. Ci siamo detti  tra i pescatori e la gente di Leuca:  che ci azzecca tale denominazione con la vicenda umana  che, su quel cammino, su quelle pietre intrise di sudore e testimoni inerti della grande fatica di vivere, è stata spesa  e che rimane ormai memoria dei leuchesi più maturi e anziani ?
Ebbene,  gli attuali nuovi Amministratori del nostro Comune, ai quali va l’augurio per un lavoro buono e utile per la comunità, devono sapere che quella strada è servita ai nostri padri pescatori, che  la usavano, ancora accidentata e pietrosa, non com'è oggi levigata e sicura, per accedere alla Scalo di Salignano, nella cui darsena si annidava la piccola flottiglia di barche dei pescatori di Leuca, prima a remi e poi a motore. I nostri antenati fino ai nostri Padri, ed anche qualcuno degli attuali pescatori più anziani, tenendo la cima nella mano sinistra e mantenendole appoggiate sul braccio, attraversavano quotidianamente questa stradina per trasportare allo scalo  le pesanti nasse, l’attrezzo di pesca più rappresentativo di Leuca, per cui essa è stata e ora è nella storia della pesca d’Italia, anzi, per cui  nel mondo è ricordata con esclusiva notorietà. La nassa, infatti, serviva particolarmente  per la pesca del pudiddhru, noto come pupiddhru de leviche, pesce piccolo, ma integro, ricco di proteine e specialmente di calcio, che era utilizzato nella dieta comune della gente della nostra terra, che per questo, a detta degli esperti, ha avuto e  presenta un apparato scheletrico eutrofico e forte. Questo primato non è una mia invenzione, ma è riportato in una pubblicazione scientifica internazionale. Immaginate:  per le sue nasse e il suo pupiddhru  Leuca vantava  un primato mondiale !
Orbene, i pescatori di un tempo utilizzavano questa strada scendendo da via Fuortes nel tratto in cui confluisce in via Doppia Croce a un lato e sul Lungomare C.Colombo dall’altro. In questo modo accorciavano il tragitto per raggiungere lo scalo, considerato il notevole peso che ognuno portava sulle braccia, ancorché forti ed elastiche e, in particolare, scansavano i pericoli sempre in agguato della  curva che porta il breve tratto discendente sul Lungomare ad aprirsi sul mare, una curva che nel passato ha visto non pochi incidenti. I pescatori così trasportavano l’attrezzo  con più sicurezza personale e risparmio di tempo. E quella era una stradina che solo loro frequentavano, ancora dirupata e sconnessa, che loro però percorrevano a piedi nudi, sotto i quali c’era solo la suola della pelle incallita.
Perché allora non denominare quella strada VIA DEI PESCATORI CON LE NASSE o semplicemente VIA DEI PESCATORI ?
Facendo così non solo si avrebbero il consenso e il plauso unanime della popolazione dei leuchesi, ma anche dei castrignanesi, gaglianesi, patusci, la popolazione di tutte le comunità che hanno vissuto questa  vicenda;  ma si onorerebbe la memoria storica di un popolo, di una comunità e, anche se solo attraverso un segno toponomastico, si darebbe  menzione nel tempo, alle generazioni che vengono e che verranno, che in quel luogo, nella quotidianità faticosa, paziente e audace, si è costruita la storia di tutti noi.
In questo modo anche il visitatore, il turista, il semplice estimatore delle nostre solari contrade, attraverso il nome di una strada, potrebbe conoscerci meglio e, attingendo  alla densità antropologica e storica di quel segno, onorare la nostra identità e la nostra memoria.
Può un estraneo onorarci, se noi per primi non sappiamo coltivare la stima di noi stessi, rispettando e mantenendo vive nel tempo le note specifiche della nostra piccola grande storia?

Leuca, luglio.2011

                        Cosimo Cassiano

Pubblicato il 13/09/2011


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