Leuca - Giornata della Memoria 2011

I profughi a Leuca dal 1944 al 1947

27 gennaio 2011  "Giornata nazionale della memoria"

Tra le tante manifestazioni pubbliche e private, nazionali e regionali in onore della "Giornata della Memoria", la vera sorpresa sarebbe stato trovare il nome di Leuca.  Da anni ci battiamo - invano -  per far conoscere il ruolo avuto dalla popolazione e dalla comunità religiosa francescana  nei  confronti dei tanti profughi accolti e protetti nel paese  tra gli anni 1944 e 1947. Storie di solidarietà, comprensione, dolore, accettazione spesso sconosciute o conservate nelle menti e nei ricordi di chi le ha vissute. Con la pubblicazione dei "Diari di Padre Anselmo Raguso"   intendiamo tener vivo il ricordo di quelle "presenze"  a Leuca.

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Dopo la seconda guerra mondiale, siamo negli anni 1944 - 1947, Leuca fu scelta come campo per i numerosi scampati dai loro paesi di origine in quanto la guerra aveva destabilizzato lo stato di vita normale e quindi furono costretti a chiedere asilo politico. Le truppe della V a armata americana, guidata dal Generale Patton dopo lo sbarco in Sicilia, raccolse numerosi profughi che furono collocati in varie zone. Leuca fu una di queste zone. Erano profughi costretti a fuggire, per motivi bellici, dai propri territori nazionali e sistemati , dalle autorità civili e militari nella Marina di Leuca, per la presenza di numerose Ville esistenti nel territorio e per vivere in un clima di sicurezza in attesa di ulteriori destinazioni. In tale contesto si è manifestata una francescana solidarietà che, unita all’accettazione e comprensione della popolazione locale, hanno alleviato la dolorosa permanenza di tante vittime della guerra. Notizie precise, minute e talvolta minuziose ci vengono offerte dalla cronaca scritta dal Parroco del tempo, P. Anselmo Raguso, religioso francescano. E' un'angolazione religiosa che ci permette di avere un quadro preciso su quanto avvenne a Leuca 60 anni fa. Attraverso varie annotazioni si ricavano interessanti dati storici, utili per una ricostruzione della storia moderna di Leuca.

P. A. C. Morciano

 

 

Dai diari di Padre Anselmo Raguso


Anno del Signore 1944


" Il sabato sera dopo l'Epifania, cioè l'8 gennaio arrivano i primi profughi Slavi.

La domenica mattina si vede tanta gente in giro, vedono la Chiesa ed entrano. La notizia, forse anche del presepe, fa si che vengano anche ortodossi. Molte donne, specialmente le giovani, quasi tutte vestite in pantaloni con divise militari, tipo inglese. Il dopo pranzo, mentre tengo la riunione alle giovani di Azione Cattolica, si presenta D,Antonio Cecic con la carta di identità rilasciata dalla autorità italiana durante il periodo dell'occupazione della Jugoslavia, chiede ospitalità e gli viene data. Più tardi vicino al Presepe si presenta in abito civile con collare da prete Don Matteo Blascovic accompagnato dalla sorella, anche lui chiede ospitalità e gli viene data.
La sera dopo la Benedizione Eucaristica raccontano un po' della loro storia.
D. Antonio proveniente dalla Parrocchia di .. Fatto partire dai partigiani viene imbarcato, portato a Bari e poi di lì a Leuca. Il secondo, Don Matteo Blascovic della
Parrocchia di .. Anche lui lo stesso itinerario.
Il martedì undici gennaio, poiché entravano con stella rossa al berretto vado a consultarmi col Parroco di Gagliano, P. Francesco Vollaro dei Trinitari, il quale mi dice di avvisare il Vescovo , il quale viene così a Leuca il 23.
Don Luca Pavlinovic, anche lui sacerdote profugo jugoslavo, proveniente dalla Parrocchia di .., giunto a Leuca il 18 gennaio e ospitato da noi, presenta il "celebret" e attesta per gli altri due.
Chiedono il permesso al Vescovo di potere celebrare la Messa nella lingua slava.Il Vescovo manda dietro richiesta degli stessi profughi, un Breviario in 4 volumi,taglio oro, camice, cotta e cingolo e colletti in dono.
Nel Febbraio partono per l'Africa i primi profughi e con loro D. Antonio Cecic, D. Nicola Ivanovic e D. Toma Moscatello, questi due ultimi sacerdoti erano ospitati nei locali del Santuario. Sin dal primo giorno D. Antonio si presta per il servizio religioso all'Ospedale, battesimi e funerali. D. Luca parte per l'Ospedale di Brindisi, ma dopo una decina di giorni torna a Leuca. Si tenta dal Comando diverse volte di farlo partire per l,'Africa, sicché dalla fine del mese di Maggio esce fuori dei profughi e perché non venisse molestato il Vescovo gli affida la Cappellania dell'Immacolata di Gagliano, con l'obbligo di recarsi la Domenica a celebrare la messa, rimanendo però con noi.
Nell'aprile pertanto egli si recava a Maglie per il precetto pasquale dei profughi ammalati che si trovavano in quello ospedale. Dopo la prima partenza dei profughi per l'Africa si succedono altri arrivi e altre partenze per cui sino a metà dicembre 1944 si hanno abitualmente a Leuca ai 2500 a 3000 profughi slavi, alloggiati nelle ville dei Signori, sino a dieci e a volte anche più per ogni stanza.
Dopo la partenza di D. Antonio Cecic piglia il servizio dell'ospedale D. Matteo Bascovic, per il servizio religioso nel campo D. Luca.
Per l'Ospedale formatosi all'arrivo dei profughi furono adibiti i locali della Colonia Scarciglia, situata a destra di chi guarda dal mare ai piedi della scalinata, opera terminale dell'Acquedotto Pugliese, fatta dal Fascismo. Sin dal primo momento le Suore che ivi si trovavano, Salesiane dei Sacri Cuori, con la loro Superiora si misero a servizio dei poveri ammalati e feriti che confluivano dai vari campi di profughi slavi, quantunque ci fossero infermiere slave. I profughi pigliavano parte attiva alla messa che si celebrava per loro cantando i loro canti nella loro lingua. In occasione degli Esercizi alla popolazione di Leuca, parecchi slavi ritornarono ai Sacramenti, tra cui Ierko Culic, agente del turismo slavo. Dopo i primi mesi si formarono le scuole per i bimbi e una casa per vecchi, la cui cura e insegnamenti catechistici fu assegnata a D. Luca Pavlinovic.
Mentre i primi battesimi e morti furono segnati sui nostri registri parrocchiali in seguito fecero i loro registri; i battesimi il più delle volte furono fatti all'ospedale e i morti molte volte essendo di malattia infettiva vennero portati direttamente al Cimitero con autoambulanze alleate, dimodochè da D. Matteo Blascovic si sentiva che c'erano stati battesimi e morti e lui che aveva assunto la cura religiosa dell'Ospedale, pensava a registrarli in appositi registri formati per ordine del loro comitato partigiano residente nel campo.
I profughi erano tenuti nel campo ora da americani ora da inglesi pur avendo un loro comitato partigiano. Veniva loro distribuito il rancio mattina, mezzogiorno e sera. Indumenti e scarpe furono loro distribuiti dalla Croce rossa americana. In occasione di due processioni del Corpus e di S. Antonio vi intervennero in fila i bimbi e le bimbe slave coi nostri bimbi e bimbe e di dietro il nostro popolo con quello slavo. Durante le processioni ai canti degli italiani si frammezzavano quelli degli slavi.
In generale fede sentita, morale buona. Trovandosi tra loro anche ortodossi dissidenti dalla Chiesa Romana, una volta venne nel campo a visitarli un prete ortodosso dissidente. Passati i primi giorni ci fu piena comprensione con quelli di Leuca, anzi qualcuno ancora oggi manda ai Leuchesi sue notizie. Di detti profughi molti parlavano bene l'italiano, altri tanto da farsi comprendere, solamente pochi non conoscevano l'italiano. Da due profughi furono offerti due anelli alla Madonna.
Sulla fine di Ottobre o primi di Novembre ci fu una prima partenza di profughi per la Jugoslavia. E' accertato che fu in Novembre. A metà Dicembre ci fu l'ordine per tutti gli altri. Alcuni non vollero e rimasero a Leuca. I partenti furono trasportati a S. Maria al Bagno presso Nardò di lì a Bari dove furono imbarcati verso la fine di Dicembre. Con questi partì Don Matteo Blascovic. Il giorno due Novembre alcuni del campo si recarono ai cimiteri di Castrignano e Maglie per la commemorazione dei morti ivi sepolti, In quella occasione D Matteo andò a Castrignano e D. Luca a Maglie."

Con queste annotazioni termina l'attività dei profughi Slavi a Leuca. Ci fermiamo all'anno 1944.


La cronaca continua con la descrizione della venuta degli albanesi , Turchi, Tripolini, Austriaci, Greci, Cechi, Polacchi, Tedeschi, Olandesi, Ungheresi, Russi Armeni, Siriani, Cinesi, Africani , Bulgari ecc.. Tutto è stato annotato sino al 1947.


 
Anno del Signore 1945


Albanesi
- Nel gennaio arrivano a Leuca numerosi profughi, dei quali molti di giovane età. Qualcuno si avvicina, si domanda chi siano e ci si risponde che sono albanesi, che da principio combattevano contro gli stranieri. Cioè da principio della guerra cercarono di organizzarsi quando poi con l' 8 settembre del 1943 venne fatto l'armistizio tra l'Italia e gli alleati, si unirono agli italiani contro i tedeschi. Intanto nello stesso tempo si organizzavano in Albania i partigiani comunisti i quali finché furono più deboli agirono con loro, poi aumentati di numero e sempre meglio fortificati agirono contro di loro. Per aver salva la vita furono trasportati dagli Alleati in Italia e avviati nel campo di Leuca. Essi si dicevano nazionalisti. Tra loro vi erano elementi di buona cultura, ministri, prefetti di Provincia, graduati dell'Esercito Reale albanese, giornalisti, un Mufti e un altro chiamato .... . Quasi tutti gli intellettuali avevano ricevuto la loro cultura in Italia, studiando e laureandosi in scuole italiane. Quasi tutti di religione maomettana.
Dopo un pò di giorni sempre nel gennaio arrivò il Sac. Cattolico albanese D. Zefi Shestani, che rimase solo quattro o cinque giorni e poi partì alla fine del mese per Roma. Si seppe dopo dai suoi connazionali di essere stato messo in una Parrocchia vicino Roma. Prima di partire volle dare un'offerta per il Convento, un napoleone d'oro, che venne, cambiato alla Banca a Lecce per £ 5.000 ( cinquemila ).
Gli Albanesi, per quanto maomettani, avendo appreso la morte di un sacerdote cattolico albanese, molto da loro stimato, vollero riunirsi per testimoniare la loro devozione verso il defunto e fecero celebrare da noi una Messa solenne in suo suffragio, intervenendo tutti anche il Mufti alla celebrazione di detta Messa.
Turchi - Agli Albanesi si aggiunsero i profughi turchi e poi numerosi altri di diverse nazionalità tanto da raggiungere nel maggio e giugno il numero di trenta nazioni in diverso numero rappresentati. Tra le diverse nazionalità: i profughi Greci ( oriundi italiani ), Austriaci, Tedeschi. Olandesi, Cechi, Polacchi, Ungheresi, Turchi, Armeni, Siriani, Cinesi, di cui quattro ogni Domenica venivano in Chiesa, vi si trovava ancora un buon numero di Slavi che non avevano voluto rimpatriare. Si aggiungano Caucasici, sebbene non in molto numero e Bulgari, e poi altre nazioni che al momento che scrivo non ricordo.
Verso la fine del marzo venivo pregato da una Miss inglese ( 1 ) di nome Perrington, che prestava la sua opera tra i profughi ed era iscritta ad una associazione cattolica inglese, a voler insegnare latino e italiano nella scuola profughi che si voleva formare. Risposi che avrei dovuto parlare al Vescovo e che intanto si lasciasse passare i giorni della settimana santa e quella seguente.
( 1 ) Nel berretto portava un medaglione dell'Immacolata.
Il 10 aprile dissi senz'altro di sì da parte mia, purché il Vescovo non trovasse nulla in contrario. Fu allora che il Comandante del campo mister Kooper a mezzo del segretario, un profugo greco, mi fece pervenire la lettera che trascrivo, poiché ancora conservata da me:
Santa Maria di Leuca, 13 - IV - 1945
Padre Anselmo,
Vi sono grato per la vostra cortesia ad assumersi l'insegnamento nella scuola dei nostri profughi e potrei mettere a Vostra disposizione la macchina, nel giorno ed ora in cui sarebbe a Voi comodo per recarvi a Ugento, per ottenere l'autorizzazione necessaria da Monsignore l'Arcivescovo.
Ciò è un lavoro molto importante per la vita del nostro campo e desidero esprimervi i miei più caldi ringraziamenti per la buona volontà da voi dimostrata nel conseguimento del nostro scopo.
Il comandante del campo

BCooper
Iniziavo così la scuola ai profughi albanesi e greci, quasi tutti giovani di Liceo, scuola che durò sini a tutto giugno, poi incominciando i bagni e dato il caldo, la scuola fu chiusa. Anche perché con la partenza della Miss Perrington per l'Albania, Miss che era l'anima di quel movimento culturale, incominciò a scemare l'entusiasmo.
Alla fine da un professore albanese Nexhat Pshkepia mi furono date circa 2,700 lire (duemilasettecento), che lui con altri avea ottenuto dal comandante per quelli che avevano insegnato, e così volle portare anche la parte che diceva toccarmi per la scuola fatta, corrispondente alla somma anzidetta, dividendosi il tutto in parti uguali per il periodo di insegnamento.
Tripolini
- Col primo giugno arrivavano i profughi Tripolini, Maltesi, i quali erano stati internati dal governo italiano durante la guerra. Erano stati tenuti in campi di concentramento a Carpi, Fossoli, al campo di concentramento " La Fraschette" così da loro chiamato, ma che non ricordo dove sia. Erano stati tenuti prima anche a Montecatini. Con loro si trovava P. Goffredo Arsuffi, Parroco della Cattedrale di Tripoli, dell'Ordine dei Fratelli Minori, appartenente alla Provincia monastica di Milano. Aveva anima di apostolo, infaticabile. Ciò lo dimostrava l'influenza che godeva sui Maltesi e più che altro la formazione religiosa della gioventù, tanto femminile che maschile.
Adunque questo gruppo che è stato meno di tutti a Leuca, ha lasciato il più bel ricordo, specialmente per la vita esemplare della gioventù.
Giungeva a Leuca nel pomeriggio del 1° giugno, dopo un viaggio di nove giorni da Modena, Bologna, Ancona, Bari, Taranto, Lecce e finalmente Gagliano e da quella stazione con automezzo del campo trasportati a Leuca. Il P. Goffredo appena giunto a Leuca andò in cerca della Chiesa per far conoscenza col Parroco. Nel frattempo si trovava in Convento solamente il fratello laico fr. Giuseppe Marra. Vedendosi il detto Padre dinanzi a un frate del suo ordine fu ben lieto. Chiese di potersi pulire, il fratello laico lo fece entrare, gli servì quello che era necessario per la pulizia, nel frattempo, gli preparò da mangiare e così prese stanza nella nostra casa conventuale.
Sin dalla prima sera la Chiesa fu piena da questo gruppo e così tutti i giorni, i giovani e le giovani alla Messa e Comunione, la sera alla Benedizione eucaristica e Meditazione da principio letta da me che scrivo e poi dietro preghiera dei giovani letta da P.Arsuffi, il quale aggiungeva le sue osservazioni per la formazione spirituale e morale della gioventù.
Ogni settimana tutti si confessavano, sempre per ciò che riguarda la gioventù. Però anche donne di grande età in buon numero e un gruppo di uomini.
Il Padre Arruffi teneva la conferenza a tutta l 'Associazione maschile e l 'istruzione ai giovani effettivi, il resto dal Presidente Saliba Antonio e dai diversi giovani messi a capo dei gruppi, i quali facevano anche l'insegnamento catechistico e scuola ai più piccoli o anche grandi che avessero buona volontà di imparare. Per gli altri rami dell 'A. C. lo stesso Padre teneva riunioni e conferenze in diverse ore della giornata, quindi per le giovani e per gli uomini. Così anche tenne nel tempo che fu qui con noi corsi di istruzione alle madri, ai padri.
Nell'agosto si recò a Gagliano per il Panegirico del Protettore S. Rocco. Frattanto pensava a istituire fra i Maltesi e tripolini il Terz'Ordine e difatti dopo aver parlato sulla Regola del Terz'Ordine e averla loro spiegata il 2 sett. Donne, e l'8 i maschi ben centoventiquattro dei Maltesi ricevevano dalle mani di me, che scrivo, l'abito del Terz'Ordine di S. Francesco, cioè sessantaquattro donne, sessanta maschi. E S. Francesco volle che tra loro ce ne fossero alcuni del primo Ordine. Infatti tre giovani dopo tante insistenze presso i loro genitori riuscirono ad avere il permesso si farsi frati ed oggi si trovano nel Collegio di Saiano della Provincia Milanese. I tre giovani si chiamano: Costa Paolo, Drago Guido, Casaretto Romeo.
Il gruppo dei Tripolini si componeva di circa 600 persone. Intanto il 20 settembre (8venti) i Tripolini e alcuni gruppi di altre nazioni partivano per Aversa e con essi partiva anche il Sac. Antonio Van Dyk, nativo dell'Olanda, ma da alcuni anni trovava si in Iugoslavia, da dove era potuto venire in Italia per mezzo dell'ambasciata olandese a Roma.
Fu l'unico sacerdote che non prese stanza nella nostra casa avendo ricevuto una stanza a solo nella casina Marcucci, di fronte alla chiesa parrocchiale, sin dai primi giorni del suo arrivo, cioè dal febbraio millenovecentoquarantacinque.
Pochi giorni dopo partivano gli Albanesi per Bologna e Reggio Emilia, gli Slavi per Iesi e Fermo, congiungendosi agli altri che si trovavano a Tricase e S. Cesarea Terme, dopo questa partenza rimanevano in Leuca ancora degli Slavi, circa trenta.
Durante l'estate venne P. Ivan Krstic, francescano della Iugoslavia; disse che era stato mandata da Roma per i Croati, stette un giorno a Leuca senza riuscire a capire il perché della sua venuta; poi andò a Tricase e non riuscimmo a sapere più niente, mentre correvano delle voci che fosse preso e messo in prigione. Per quanto ci fosse tanta gente e di ogni condizione sociale, di idee diverse nonché di costume, purtuttavia la vita del campo è stata sempre tranquilla, mentre si sviluppava sempre più una specie di commercio tra profughi e lucani e quelli dei paesi vicini.
Cioè i profughi vendevano ciò che ricevevano dalla Croce Rossa e dall' UNRRA , vestiti, coperte, scatole, scarpe e altro chi sa di che provenienza, poiché si videro pubblicamente esposte in vendita posaterie di argento, orologi anche di valore e ciò, specialmente tra quelli che venivano indicati comunemente col nome di Turchi Caucasici.
In Leuca mai disordini o lotte tra profughi e leucani, mentre nella vicina Gagliano la mattina del 19 o venti settembre, succedevano scene di sangue. Quelli di Gagliano prendevano alcuni albanesi ivi recatisi per comprare tabacco, onde portarlo con se nell'Italia centrale dove dovevano essere trasferiti, e li battevano a sangue. Però di quanto si è potuto sapere erano innocenti i poveri malcapitati.
Infatti la cosa sembra sia andata così. Alcune sere prima era stato fermato sulla via carrozzabile Gagliano Leuca, però più vicino a Gagliano, un biroccio portato da un dottore, il quale fu derubato del suo portafogli e occhiali montati in oro. Poi sembra ancora che avessero voluto fare alcuni, violenza su alcuni di Gagliano, spacciandosi per Albanesi, mentre in effetti erano Turchi. La popolazione di Gagliano, come seppe perciò che si trovavano in paese alcuni albanesi, insorse con bastoni contro di loro, coprendolo di sputi e insulti, portandoli per le vie del paese.
La moralità in genere buona; lasciarono a desiderare un poco i Greci e poi nel tempo estivo gli Albanesi, dato che da Lecce venne qualcuna, con precise intenzioni di commerciare la propria fama, ossia facendo la meretrice.
Ebrei - Con la partenza degli anzidetti rimasero in Leuca i Russi, un gruppo di circa trenta Iugoslavi. e qualche altro di altra nazionalità; intanto si incominciò a dire che dovevano venire gli Ebrei e difatti nei primi di ottobre arrivano Ebrei provenienti in massima parte dalla Germania e tutti quelli che balbettavano un po' di italiano e che è possibile avvicinare, raccontano scene raccapriccianti a riguardo delle sofferenze patite sotto la dominazione nazista.
Anche con gli Ebrei non è successo nulla che abbia turbato la tranquillità. Però il morale abbastanza giù; forse molto dipendeva dall'essere tutti giovani d'ambo i sessi senza famiglia e quindi senza un freno. Sotto questo aspetto pessima impressione ha fatto non solo a quelli di Leuca, ma anche ad altri che si sono trovati in quel tempo e per caso venendo a Leuca hanno visto il loro modo di agire.
L' unico incidente sino alla data odierna fu il vespro del due novembre; ma fu un istante , alcuni Ebrei litigarono con alcuni pescatori per pochi minuti, mentre accorrevano altri Ebrei accorsero anche altri pescatori e fortunatamente mentre si temeva lo scontro, ci fu un fuggi fuggi da parte degli Ebrei e così la cosa come nulla era sorta in nulla finì.
Una manovra degli Ebrei nel campo vi era quella di far uscire i lavoratori, regolarmente pagati dal comando, comunque essi fossero, cioè italiani o profughi, per pigliare loro quei posti, ma sino ad oggi in qualche caso soltanto ci sono riusciti.
Verso la fine del Dicembre il pane del campo, che prima si ritirava da Maglie, hanno incominciato a prepararlo a Leuca, pigliando forni a legna di privati Leucani, accordandosi a riguardo del compenso da dare.
Di loro niente altro di importante nel campo, poiché non si sono più accontentati di commerciare in Leuca come gli altri profughi, ma arrivando nei paesi vicini e spingendosi sino a Lecce, dove in pubblica piazza furono visti da Lucani vendere robe, scarpe ed altro ritirato dall'UNRRA a Leuca, come profughi. Nello stesso dicembre aprivano nella casina De Marco uno spaccio di frutta.
Sulle casine, da loro abitate, hanno dipinto la stella ebraica e messo delle iscrizioni in ebraico. Il mattino quando è bel tempo gruppi di giovani, maschi e donne, fanno esercizi ginnastici dirigendosi a passo, quasi di corsa, al porto dove completano i loro esercizi o istruzioni.
A riguardo del luogo dove si riuniscono per i loro canti religiosi sino a questo momento non si sa con precisione dove sia, ma se col nuovo anno ne avrò conoscenza sicura l'indicherò appresso.
Russi - I Russi si trovano a Leuca, alcuni venuti durante la permanenza degli Iugoslavi e provenienti dalla Iugoslavia, altri a poco a poco in seguito. Essi possono distinguersi in due gruppi; vecchi emigranti, cioè quelli usciti dalla Russia in seguito alla Rivoluzione, altri invece per le circostanze dell' ultimo conflitto mondiale. In tutto, credo, quattrocento persone.
In generale gente buona, che non dà da ridire nel proprio comportamento esterno, di sentimento religioso profondo. Tutti almeno dal loro modo di parlare anticomunisti. L'avvicinamento con i Russi incomincia dalla venuta di D. Stefano Virgulin, Sacerdote italiano dell'Istituto orientale, il giorno 16 dicembre giunge a Leuca, quivi mandato dietro richiesta, almeno così sembra, di un gruppo di Russi, sebbene ortodossi alla stessa S. Congregazione.
Appena giunto chiede asilo presso di noi e mi mostra le lettere della S. Congregazione che attestano riguardo alla sua persona e al fine per cui viene.
Lo stesso giorno prende contatto coi Russi e li invita per il giorno seguente ad assistere alla Liturgia di rito orientale bizantino. Di fatti alle 10 ½ un folto gruppo di Russi erano in Chiesa e anche un buon numero di Lucani, desiderosi di assistere alla Liturgia Orientale, cosa nuova per loro. Si tenne la Liturgia durante la quale il predetto Virgulin, sempre in lingua russa, disse alcune parole che suscitarono commozione fino alle lacrime. Mons. Giuseppe Ruotolo che si trovava a Leuca per la benedizione della Cappella delle Figlie di S.Maria di Leuca, finita la Liturgia gli espresse i suoi migliori auguri al suddetto Virgulin per l'opera che era venuto a svolgere.
La sera del 24 dicembre i Russi nei posti a loro riservati a destra nella nostra Chiesa assistettero alla funzione del S.Natale, celebrata da noi, quindi in rito latino, commossi e desiderosi che una simile e così suggestiva cerimonia del presepe si celebrasse tra di loro.
La mattina seguente celebrandosi la S.Messa alle ore 8 ½ in rito latino, alcuni dei Russi presero parte ai canti natalizi e in fine della Messa. Dopo vi fu la loro Liturgia. A riguardo della nostra attività, si può testimoniare che tutto ciò che è di obbligo sia come Chiesa Conventuale che come Parrocchia è stato pienamente disimpegnato. Le sacre funzioni nelle maggiori solennità sono state celebrate solennemente con la cooperazione del Sac. Profugo D.Luca Pavlinovic. Il Catechismo parrocchiale è stato spiegato (Il Credo) ogni Domenica alla sera, eccetto quelle sere in cui si era in riunione del III° ordine, oppure qualche festività di cui è tenuta predica.
E' stata tenuta la prima Comunione e Cresima.
Il 15 luglio ricevemmo la S. Visita del P. Anselmo Laganaro.
Dopo la Festa di Cristo Re, il P. Francesco Massaro dietro ubbidienza del nuovo Ministro Prov.le, lascia Leuca per recarsi a Galatone, sua nuova residenza.
In sostituzione era venuto il P. Bernardo D'Errico, giunto a Leuca il giorno 25 ottobre; il detto Padre la sera di Cristo Re tenne l'orazione panegirica.
L' 8 luglio il tedesco Hofuer ricevette dalle mani del Vescovo il Battesimo e la Cresima.
Finalmente nel dicembre viene completato l'allacciamento dell'Acquedotto, grazie all'interessamento dell' Ing. Maggiore Dolce, cugino della Benefattrice.
 
Sito nazionale dedicato alla giornata della memoria: http://www.ucei.it/giornodellamemori/
 
 
Tratto dal diario di P. Anselmo Raguso


Attività svolte nel 1946

 


Col nuovo anno
i profughi continuarono la loro vita cercando di trascorre al meglio quanto vieniva offerto dall’esperienza del Campo.
La dimensione religiosa coinvolse in modo particolare tutta la comunità dei Russi.  In un articolo apparso sull’Osservatore Romano viene ricordato il grande evento del S.Natale vissuto con spirito ecumenico. Così si legge sul giornale :
“ Il Natale quest’ anno ha assunto una solennità insolita in questa estrema
Punta d’Italia. Hanno concorso a renderlo più solenne cristiani di diverse nazioni: Italiani, Russi, Jugoslavi, Greci, Albanesi. Assistevano,infatti alla Messa solenne celebrata nella Chiesa di Cristo Re un numeroso gruppo di neo-cattolici russi ricondotti pochi giorni or sono alla Chiesa cattolica romana dallo zelo del Rev. D. Stefano Virgulin del Pontificio Collegio Russo di Roma. Nel mattino di Natale è stata celebrata dal Rev. Virgulin una solenne liturgia in rito bizantino-slavo, alla quale hanno partecipato i profughi russi residenti nel Campo insieme ai fedeli della parrocchia e a numerosi cristiani di nazionalità diverse. Italiani e neo-cattolici russi hanno fuso le loro voci durante la S. Liturgia per glorificare il nato Redentore. Sono state recitate le preghiere litaniche in vecchio slavo,greco,latino ed italiano. Tutti i presenti hanno potuto ascoltare la narrazione della Natività di Cristo nella loro lingua. Dopo il Credo cantato dai fedeli russi, i parrocchiani di Leuca hanno fatto la loro professione di fede in latino. Alla Comunione fatta sotto ambo le specie si sono accostati anche i latini.
Infine D. Virgulin ha tenuto un fervente discorso in russo ed in italiano, incitando tutti alla vera fraternità e carità cristiana, dimostrando come non vi sia per il cristiano differenza di nazione, ma di unità di fede e di amore, sotto un unico Padre, il successore di S. Pietro, il Vescovo di Roma. Mentre alla fine della liturgia tutti i credenti si accostavano al bacio della Croce, un gruppo di profughi Jugoslavi dava un saggio delle proprie soavi canzoni natalizie”.  Intanto il lavoro aumentava e il P.Virgulin ebbe due altri sacerdoti come aiutanti nel mistero pastorale. Il primo fu D.Vladimiro Dzioba dell’Ucraina e il secondo P.Andrea Carkoff siberiano.
Per essere più liberi e indipendenti per le celebrazioni religiose pensarono di affittare un locale come sede per la loro chiesa e luogo di culto per le funzioni Religiose. Fu presa in affitto la Villa Torsello,vicino Piazza Asti e attualmente proprietà del Rag. Goffredo Ciullo. In questa Chiesa si svolgevano regolarmente tutti i riti liturgici , solo nelle grandi solennità i fedeli russi si recavano nella Chiesa dei Frati poiché il locale era insufficiente a contenere tutti i numerosi partecipanti.
E’ rimasta indimenticabile la solennità della Pasqua del 1946 in cui i russi, dopo aver svolto la cerimonia e amministrato il Battesimo a tre bambini dai sei a otto anni, processionalmente dalla Villa Torsello, cantando le loro litanie, con a capo tutti i bambini preceduti dai tre neo battezzati, si diressero nella nostra chiesa per celebrare la loro liturgia della Pasqua che durò quattro ore. Alla fine gioiosamente si abbracciarono scambiandosi il segno della pace cantando il versetto di augurio “MNO GAIA LIETA”.
I profughi russi rimasero sino al mese di Maggio e subito dopo partirono per Bari.
A conclusione di questo breve ricordo sulla presenza dei Russi a Leuca ci sono delle note che vanno sottolineate.
Il P.Andrea che fu inviato per aiutare P.Virgulin, successivamente,dopo diversi anni fu consacrato vescovo e volle venire a Leuca per rivedere i luoghi del culto orientale e percorrere a piedi la strada della famosa processione di Pasqua. Naturalmente si recò presso i Frati per ricordare l’esperienza passata e per ringraziarli per l’attività e la collaborazione dimostrata negli anni precedenti.  Di P.Virgulin riportiamo quanto ha scritto una autorevole Rivista Biblica dopo la sua morte avvenuta il 2 Agosto del 1997 .
“ Per la sua perfetta conoscenza della lingua russa la Congregazione per le Chiese Orientali lo inviò nei campi profughi russi in Italia, concedendogli il biritualismo perché potesse celebrare i misteri in rito bizantino.
Cominciò a S. Maria di Leuca (Lecce) dove costituì la Prima parrocchia di cattolici russi in Italia e dove la sua attività conobbe conversioni e vocazioni sacerdotali”. La permanenza dei profughi russi ha rappresentato per la storia di Leuca un capitolo eccezionale sia per la testimonianza religiosa e sia per il comportamento morale e civico. Indubbiamente è un bel ricordo che i Frati e la popolazione del luogo conservano ancora gelosamente nel loro cuore.

 


Anno 1947 : chiusura del “Campo profughi”



Gli Ebrei rimasero a Leuca fino al mese di Marzo del 1947. Con la loro partenza si concluse la permanenza del campo profughi.
Dopo la chiusura, l'impressione dei Leuchesi fu di sconforto e di desolazione. Molti paesani avevano stabilito rapporti di familiarità con i profughi e molti avevano cercato di superare in parte i disagi della guerra. A Leuca, scrive qualcuno, non si è fatta sentire la guerra. La maggior parte dei paesani ha usufruito economicamente della permanenza dei profughi per cui non c'è stata la fame come in altri paesi. Chi si è lamentato sono stati i proprietari delle Ville, adibite per una sopravvivenza di gente in cerca di rifugio, e abbandonate ,alla partenza dei profughi, in condizioni pietose.
I Frati francescani, durante questi periodi di continue frequentazioni di stranieri, hanno dovuto affrontare sia i problemi di ordine pastorale con i parrocchiani e sia le situazioni particolari legate soprattutto all’ accoglienza di profughi con problemi di ordine religioso, morale e di adattamento nel contesto sociale. L'attività dei Religiosi, comunque, non si è sviluppata soltanto verso i cattolici ma è stata rivolta anche per i profughi appartenenti ad altre religioni dimostrando così di saper realizzare nel vivo dell'esperienza il precetto dell'amore, della carità evangelica e dello spirito francescano di servizio verso tutti i figli di Dio.

 

Museo olocausto d Gerusalemme

Pubblicato il 26/01/2011


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