Leuca - Anche il National Geographic sul Santuario

Ambientalisti contrari alla Basilica

il santuario
Leuca, ambientalisti contrari alla Basilica
Il sindaco: «Accordo con Regione»
Gli ambientalisti protestano: il costo dell’opera si aggira intorno ai 7 mln di euro. Il caso su National Geographic

Il santuario di Santa Maria di Leuca

Leuca— La prima novità è che il Comune di Castrignano del Capo ha chiesto alla Regione di indire una Conferenza di servizi che po­trebbe spianare la strada ad un ac­cordo di programma per la costru­zione del nuovo santuario di Santa Maria di Leuca. La seconda è che gli ambientalisti insorgono nuovamen­te e minacciano di alzare il livello delle «ostilità». Il timore è che un’eventuale intesa con l’ente di Via Capruzzi «possa aggirare una se­rie di vincoli» rendendo possibile la costruzione di quello che l’asso­ciazione Italia Nostra ha ribattezza­to come il «teomostro», l’ecomo­stro di Dio che, forse, Dio stesso non vuole, come sostiene il fronte del «no». 

LA MOBILITAZIONE - L’argine contro il progetto del nuovo santuario che in questi ulti­mi tre anni si è andato consolidan­do non ha nulla a che vedere con la fede, anche se nei mesi scorsi tra le voci dissenzienti non è mancata quella dell’Unione degli atei e agno­stici razionalisti (Uaar) di Lecce. «In linea di principio non siamo contrari», ammette il sindaco di Ca­strignano Antonio Ferraro. «Tutta­via non forziamo la mano più di tanto - chiarisce - perché il proget­to deve ancora acquisire tutti i pare­ri». Il primo cittadino non nega i vantaggi che porterebbe un even­tuale accordo di programma, ma so­lo «in termini di incremento dei flussi legati al turismo religioso». Il 28 novembre scorso il Consiglio co­munale, fedele alla linea del sinda­co, approvò una variante urbanisti­ca al Prg per poter inserire la previ­sione del nuovo tempio nello stru­mento urbanistico.

IL TURISMO RELIGIOSO - Fu don Giuseppe Stendardo, ret­tore dell’attuale santuario dedicato a Santa Maria de Finibus Terrae che sorge sulla sommità del promonto­rio di Punta Mèliso, a lanciare l’idea di un luogo di culto mariano più grande e accogliente «consideran­do che a Leuca - secondo il sacerdo­te - arriva un milione di fedeli all’an­no e oggi possiamo offrire solo 250 posti». Il prete sta anche raccoglien­do firme tra i fedeli per sostenere il progetto, ma lo stesso fa Italia No­stra attraverso il suo rappresentan­te per il Sud Salento, Marcello Seclì, che ha lanciato lo slogan «A Leuca e nel Salento più preghiere e meno ce­mento». Il perché di tanta ostilità sta nell’impatto devastante che, se­condo gli ambientalisti, l’opera avrebbe su uno dei luoghi più sim­bolici dell’intero Salento dove i vin­coli paesaggistici sono stringenti an­che perché la zona prescelta, alle spalle dell’attuale santuario, ricade nel parco regionale «Otranto - San­ta Maria di Leuca». Il progetto del­l’architetto romano - ma di origini pugliesi - Rodolfo Stivala prevede un’edificio relativamente basso, ma comunque ampio con i suoi 2.600 metri quadrati di estensione e i 22mila metri cubi di volumi.

LA PUBBLICAZIONE - L’altezza media dovrebbe aggirar­si intorno ai dieci metri, con un pic­co di 13 metri nella zona absidale. Costo stimato: 7 milioni di euro. Il caso del nuovo santuario leucano con relative polemiche, trattato per la prima volta dal Corriere del Mez­zogiorno nel 2007, ha oggi rilevan­za nazionale. La prestigiosa rivista National Geographic se ne è occu­pata con un servizio di cinque pagi­ne nel numero di agosto. «Siamo preoccupati perché un accordo di programma tra Comune e Regione potrebbe significare la possibilità di aggirare una serie di vincoli e noi questo non vogliamo che acca­da - conclude Marcello Seclì, am­bientalista di Italia Nostra - in una zona peraltro protetta com’è quella del Finis Terrae».


 

Pubblicato il 06/08/2009


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