Il Salento delle regole infrante Spiaggia piena ma c’è il divieto

Il Salento delle regole infrante
Spiaggia piena ma c’è il divieto
 
 
l Salento delle regole infrante
Spiaggia piena ma c’è il divieto
Al ‘Ciolo’ divelti i cartelli di pericolo di crollo della falesia
Situazioni simili a Leuca, Tricase e Andrano
 
 
Salento — Il caso più clamoroso è quello della spettacolare baia del Ciolo, sulla costa di Gagliano del Capo. Ma anche sulle scogliere di Santa Maria di Leuca, Tricase, Andrano i bagnanti, per tutta l’estate, hanno ignorato i divieti di balneazione per il pericolo di crollo della falesia, imposti nei mesi scorsi da Comuni e Capitaneria di porto con una raffica di ordinanze, sia pure in parte mitigate successivamente nella loro portata. In diverse località, laddove nessuna rimodulazione del rischio geomorfologico è stata possibile per l’oggettiva possibilità di cedimenti delle rocce, il divieto di frequentazione della costa è rimasto inalterato. E malgrado ciò, secondo quanto denuncia il presidente di Federbalneari Salento, Mauro Della Valle, «ordinanze e divieti sono stati e continuano a essere snobbati dai turisti e dagli stessi salentini che, evidentemente, hanno considerato esagerati i vincoli imposti sulle nostre coste». Al Ciolo, la caletta sovrastata dal ponte panoramico, resa famosa dal regista Sergio Rubini che vi ha girato alcune scene del film L’Anima gemella, i cartelli che indicavano il pericolo di crollo e imponevano il divieto di fruizione del fiordo, sono stati addirittura divelti. Ieri, com’e accaduto quasi tutti i giorni durante l’intera estate, la suggestiva spiaggetta ai piedi degli imponenti crinali di roccia era gremita di gente distesa al sole e che faceva il bagno incurante del pericolo di sfaldamento della falesia a strapiombo che, nella scala del rischio geomorfologico è classificato come «PG3», ossia al massimo livello. Le ordinanze di interdizione sono state emanate dall’Ufficio circondariale marittimo di Otranto e dalla Capitaneria di porto di Gallipoli, competente sugli oltre 250 chilometri di coste della provincia di Lecce. A queste sono seguite altre ordinanze dei Comuni per le zone a terra.
 
Alla base dei provvedimenti interdittivi della Capitaneria vi era la situazione di pericolosità delle coste fotografata dal Piano di assetto idrogeologico (Pai) della Regione Puglia, sia pure in una scala che i sindaci hanno ritenuto inadeguata a focalizzare nel dettaglio ogni singola situazione locale. Per questo, su iniziativa dei Comuni, sono stati avviati studi particolareggiati che, in alcuni casi, hanno consentito l’allentamento dei divieti, anche se con una serie di prescrizioni stringenti. Tratti di costa anche molto gettonati dai bagnanti rimangono, quindi, off limits, come ad esempio sui litorali di Gagliano del Capo, Santa Maria di Leuca, Tricase,Andrano, Santa Cesarea Terme. «I fatti dimostrano che se non ci sono controlli adeguati la gente continua a frequentare le zone interdette fregandosene delle prescrizioni e dei divieti. Ma noi questo lo abbiamo sempre detto, così come abbiamo spiegato che le drastiche misure adottate dalle autorità erano sovradimensionate, in molti casi, rispetto ai rischi reali», aggiunge Della Valle. Il comandante della Capitaneria di porto di Gallipoli, Attilio Maria Daconto, spiega: «A noi competono i controlli a mare, che abbiamo fatto durante tutta l’estate con continuità e che continuano a essere svolti. Nelle zone a terrà, laddove vigono i divieti imposti dai Comuni, sono i sindaci a dover controllare ». A una prima ordinanza con la quale la Capitaneria di porto, nel marzo scorso, aveva imposto il divieto di balneazione in alcune tra le più note località balneari del litorale di Melendugno, ne erano seguite altre di uguale portata che avevano interessato anche i comuni di Otranto, Andrano, Castrignano del Capo, Gagliano del Capo, Tricase, Diso, Racale, Porto Cesareo, Tiggiano e Alessano. Provvedimenti che, agli occhi di Della Valle, erano sembrati una grave insidia all’economia turistica basata sull’offerta di sole e mare. Della Valle tuonò soprattutto contro quelle amministrazioni municipali che, a suo giudizio, non avrebbero per anni messo in atto alcun tipo di azione a tutela delle coste. Tra i sindaci, invece, particolarmente battagliero si è dimostrato Marco Potì di Melendugno, che ha definito l’ordinanza di interdizione emanata dalla Capitaneria di porto di Otranto sul litorale del suo comune, una iattura sotto il profilo dell’immagine. Per questo, Marco Potì ha chiesto e ottenuto l’attivazione, prima dell’estate, di un gruppo di lavoro qualificato, composto da tecnici e docenti universitari, in grado di mappare puntualmente la fascia costiera: a conclusione delle indagini geologiche alcuni divieti sono stati attenuati. E puntualmente disattesi.
 
fonte: gazzettadelmezzogiorno a firma Antonio Della Rocca

Pubblicato il 28/08/2014


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