Tiggiano - 50° rivolta Tabacchine

25 gennaio 1961 - 25 gennaio 2011

Tiggiano - 50° anniversario rivolta delle "Tabacchine"

 

Tiggiano - La ditta non assume e scoppia la rivolta delle tabacchine che metterà lo Stato fuori da Tiggiano per quasi un mese. Il mondo della tabacchicoltura locale 50 anni fa visse un periodo di profonda trasformazione dopo la morte del tenutario Mario De Francesco, che aveva sposato la baronessa Maria Serafini Sauli e lavorava il tabacco con una concessione dei Monopoli di Stato.
Un uomo che deteneva e controllava tutto, ma che in fondo era buono perché garantiva lavoro alle centinaia di donne del paese. E un salario in casa, in un periodo di fortissima emigrazione maschile, era una risorsa indispensabile soprattutto quando c’erano tante bocche da sfamare.  Nel 1961 il nuovo amministratore dei beni della baronessa, Giovanni Bentivoglio della vicina Caprarica del Capo, decise di concentrare la lavorazione dei tabacchi in una fabbrica di Tricase e non convocò la manodopera locale (circa 250 donne, un quarto della popolazione femminile dell’epoca) per la manifattura di Tiggiano. Lo stesso fece per quella di Lucugnano, dove le maestranze cominciarono a protestare ai primi di gennaio.
L’agitazione di chi vedeva sottratto il lavoro stagionale dilagò e il 17 arrivò anche qui, con presidi di gente davanti al municipio e alla fabbrica. Il 22 si sparse la voce che la ditta concessionaria aveva assunto operaie forestiere e le tabacchine tiggianesi, sostenute dalle Acli, misero sotto assedio il paese. Le strade di ingresso al piccolo centro vennero chiuse con le barricate, la folla si spostava in continuazione dal tabacchificio al palazzo baronale, i picchetti stazionavano giorno e notte davanti al municipio messo sotto assedio, mentre si susseguivano incessanti le comunicazioni tra sindaco, carabinieri, prefettura e Acli per cercare di placare gli animi. Il 25 gennaio 1961 la situazione precipitò. Stando alle cronache dell’epoca raccontate dai protagonisti come il responsabile di zona Acli Giacomo De Donno e raccolte dal professor Rocco Margiotta, quel giorno la ditta fece entrare nel magazzino alcune lavoratrici provenienti da fuori Tiggiano e la fabbrica venne assaltata dalle tabacchine locali che misero in fuga le concorrenti e l’amministratore. La baronessa scappò dal retro del palazzo scortata dai carabinieri e si rifugiò a Tricase senza mai più fare ritorno in paese.  Le trattative furono estenuanti ma Bentivoglio il 9 febbraio decise di mandare comunque al lavoro alcune donne forestiere, che però rimasero intrappolate nel tabacchificio ormai circondato dalle tiggianesi. Ne nacque uno scontro con il concessionario, che in auto tentò di far uscire le operaie dalla fabbrica, e la folla. Una ragazza rimase ferita, l’autista venne linciato, i carabinieri lanciarono lacrimogeni e da Lecce giunsero un centinaio di soldati con 15 mezzi militari per reprimere la rivolta.
La notte tra il 9 e il 10 febbraio fu quella della battaglia, con le cariche dei militari e le sassaiole di risposta della gente, che ruppe l’illuminazione pubblica per non essere vista e catturata. In piazza Olivieri i militari erano pronti a far fuoco ma in testa alla folla si misero bambini e anziani e solo per miracolo la rivolta non finì con uno spargimento di sangue. Dopo 27 giorni di sciopero le richieste delle lavoratrici vennero accolte e ritornò l’ordine pubblico tra la generale soddisfazione della popolazione e delle istituzioni. Tutte le tabacchine vennero assunte.

(Mauro Ciardo)

Pubblicato il 28/01/2011


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