Sud Salento - Da operaie a ttolari di azienda

Ma era solo un brutto imbroglio. Le operarie denunciano tutto.

Salento - 2 operaie si scoprono ricche e titolari di aziende: ora s'indaga 
 
 
 
TRICASE - Da modestissime operaie a ricche imprenditrici. Da oscure salariate a titolari di conti correnti milionari, aziende e cooperative. Una favola d’altri tempi? Nient’affatto. Solo un imbroglio, purtroppo. Un imbroglio su cui la Procura della Repubblica, proprio su denuncia delle operaie, sta indagando in tutta segretezza. Un raggiro che passa per il Capo di Leuca - dove le operaie vivono - e poi per Cutrofiano - dove avrebbero trovato lavoro - e poi per Torino e altre città italiane.

Le indagini ruotano attorno ad un vorticoso giro di danaro, qualcosa come tre milioni e mezzo di euro, transitati nel corso di un paio d’anni sui conti delle ignare operaie. A far luce sulla presunta truffa è stato chiamato il pm Imerio Tramis, sul cui tavolo è finito il fascicolo relativo. Il «caso», singolare e misterioso al tempo stesso, è venuto a galla fra l’estate e l’autunno del 2008 con una perquisizione del Nucleo antisofisticazioni di Taranto in casa di una delle protagonista della faccenda. I carabinieri erano lì alla ricerca di prove nell’ambito di una truffa venuta alla luce in quei giorni e che riguardava partite di vino sospette che da Cutrofiano avevano preso la via del Piemonte. Gli investigatori erano scesi fin nel Capo di Leuca seguendo le tracce di quella che ritenevano la titolare di un’azienda vinicola. Facile immaginare la meraviglia della giovane «imprenditrice», che ricordava di essere stata assunta come semplice operaia in una fungaia di Cutrofiano. Sorpresa e inquietudine. E tanta voglia di capire. Così, alla ricerca di risposte, l’operaia si è confidata con una collega e ha appurato che quella si trovava nelle medesime condizioni avendo scoperto di essere amministratrice di una ditta con sede a Corigliano d’Otranto. Una scoperta sconcertante, fatta quando l’Inps aveva preteso da lei il versamento dei contributi dovuti per legge.

Le verifiche verso le banche sono state il passo successivo delle operaie. Dopo l’assunzione, infatti, il loro datore di lavoro, un imprenditore di Cutrofiano ben noto alle cronache, le aveva invitate ad aprire un conto corrente presso la filiale di un noto istituto di credito di Galatina, al fine di accreditare lo stipendio mensile. Così, accompagnate dal proprio legale di fiducia, l’avvocato Stefano Luna, le due «imprenditrici» hanno chiesto in banca l’estratto conto e a quel punto è saltata fuori la sorpresa delle sorprese. Tra il 2007 e il 2008, anziché il solo accredito dello stipendio, sui due conti bancari erano transitate somme per oltre tre milioni di euro. Sul conto di una, in particolare, è risultata l’emissione di 266 assegni e lo svolgimento di circa 700 operazioni, molte delle quali direttamente in cassa. E se non bastasse la beffa, c’è stato pure il danno: uno «scoperto» di duemila euro. Non solo: la collega si è vista contestare l’emissione di un assegno a vuoto di circa mille e 600 euro.  A quel punto le denunce sono state inevitabili, ma nonostante tutto l’emissione degli assegni sarebbe continuata anche nei mesi successivi. Gli inquirenti sono ora al lavoro per ricostruire tutti i movimenti degli assegni e del denaro. Non tarderà .si ritiene - una perizia grafica dal momento che le operaie hanno dichiarato di non aver mai apposto firme su alcun documento.
fonte: gazzetta del mezzogiorno

Pubblicato il 18/01/2010


Condividi: