Statale S.S. 275 - Il TAR blocca il viadotto e la mega rotatoria

Accolto i l ricorso della Regione e delle associazioni

Statale S.S. 275 -  Il Tar blocca viadotto e mega rotatoria.
  I giudici accolgono i ricorsi della Regione e delle Associazioni 

Salento - Stop all’ultimo tratto della 275. Il Tar ha accolto i ricorsi con cui la Regione, il Comune di Alessano, ex amministratori provinciali di centrosinistra ed associazioni chiedevano la sospensione della gara d’appalto per la realizzazione dell’ultimo tratto a quattro corsie, quello tra San Dana (frazione di Alessano) e Santa Maria di Leuca. Ma sulla decisione dei giudici s’apre uno scontro tra le parti e l’ordinanza di ieri sembra essere solo l’inizio di una nuova guerra di carte bollate senza fine. E in questo, il presidente della Provincia (che era intervenuta “ad opponendum”) Antonio Gabellone, esprime rabbia e preoccupazione per il rischio della perdita dei finanziamenti Cipe. E fa sapere pure di non credere che l’esito del ricorso soddisfi pienamente gli stessi proponenti.  Per l’esattezza, è da dire che l’ordinanza dei giudici della Prima sezione, presieduta da Aldo Ravalli , «sospende l’efficacia del provvedimento impugnato limitatamente alla esecuzione dell’ultimo tratto della statale 275, a partire dall’intersezione con la strada provinciale 210». Inoltre, «dichiara manifestamente infondato il regolamento di competenza proposto dall’Avvocatura dello Stato nell’interesse del Cipe e dell’Anas»; ed «ordina l’integrazione del contraddittorio nei riguardi dei Comuni attraversati dal tracciato della 275».  Si tratta di risultati che Giovanni Pellegrino, legale dei ricorrenti insieme con Valeria Pellegrino, dice di accogliere «con pacata soddisfazione», considerato che l’ordinanza potrebbe essere riformata dal Consiglio di Stato. Intanto, considera, «conferma la validità della composizione delle opposte esigenze che fu raggiunta nel 2007 dall’assessore Barbanente e dalla quale da presidente della Provincia diedi un mio contributo, soluzione che mi è parso ora giusto difendere ritornato nel mio ruolo di avvocato. Mi auguro soltanto che il mio successore Antonio Gabellone non accolga questo esito giudiziario come una sconfitta» continua Pellegrino. Al contrario, «quest’esito impone quel contraddittorio procedimentale sulla praticatibilità di soluzioni alternative al tratto finale dell’arteria cui Gabellone ha dichiarato di voler pervenire, solo che a questo contraddittorio ora potrà partecipare non come un suddito che chiede la benevolenza del sovrano ma con la dignità con cui in una Repubblica delle autonomie il potere locale deve confrontarsi con il potere centrale». In altre parole, «Gabellone si presenta al Cipe con una forza diversa, alla luce del fatto che i giudici hanno chiarito che il Cipe deve ragionare». Al contrario, secondo l’avvocato Pietro Quinto (il quale ha rappresentato le ragioni della Giunta di Palazzo dei Celestini), «nonostante lo sforzo dell’amministrazione provinciale, la questione si è complicata ed è stata data la stura  a vicende giudiziarie che potrebbero danneggiare l’opera. Inoltre, questa sospensiva si presta ad essere appellata per contraddizione». Quinto fa notare che l’ordi - nanza sospende la realizzazione dell’ultimo tratto della nuova 275, però, proprio là dove considera «la necessità di sviluppare un contraddittorio procedimentale volto alla verifica della eventuale praticabilità di soluzioni alternative» richiama al «rispetto dei profili di intangibilità del progetto preliminare». In pratica, «il progetto preliminare è vincolante e non si può   modificare ma solo mitigare».  «Non è vero che è una gabbia rigida - replica a distanza Pellegrino - E’ vero che non si possono proporre soluzioni alternative che non consentano all’opera quella funzione per cui è stata pensata, ma aggiustamenti sono possibili, e qui si tratta di fare o non fare gli ultimi sei chilometri, quella parte finale della strada che è la più devastante per il territorio ma che serve meno e costa tanto».  Ma la faccenda, si diceva, sembra destinata a rimanere a lungo nelle Aule giudiziarie. Intanto, Pietro Quinto ritiene che la competenza nei contenziosi che attengono progetti ed appalti Anas, in qualsiasi regione ricadano, appartengano al Tar del Lazio, secondo una giurisprudenza consolidata. Questione sulla quale, manco a dirlo, Giovanni Pellegrino obietta un’altra volta. «Pietro Quinto fa riferimento ad una causa del 2009 riguardante la strada Maglie-Otranto, nella quale era intervenuto. Invece, pochi mesi dopo, in una causa affrontata da mio figlio (Gianluigi, ndr) riguardante un’autostrada nell’Emilia, il Consiglio di Stato ha cambiato giurisprudenza, indicando come sede idonea il Tar dell’Emilia. Faccio riferimento ad una giurisprudenza più recente».    Su un aspetto i due avvocati sembrano d’accordo: l’opportunità di una concordia politico. «Servirebbe un poco di ragionevolezza - dice Pellegrino - e preoccuparsi veramente del territorio. Non si può reclamizzare il paesaggio salentino e su quell’immagine pensare di fondare il futuro del turismo e dell’economia e poi devastarlo con una sopraelevata».

fonte: gazzetta del mezzogiorno

Pubblicato il 15/04/2010


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