Salento - Trivellazioni dannose per l'ambiente

Legambiente pronta ad un'azione risarcitoria

Salento - «Trivellazioni dannose»
Legambiente pronta a un’azione risarcitoria

 


Salento -  La prospettiva delle «trivellazioni» allarma anche Legambiente, che ora si prepara ad un’azione risarcitoria nei confronti della società Northern Petroleum. «Il motivo - spiega Maurizio Manna, presidente provinciale dell’associazione - è che già esiste un danno all’immagine di un territorio che ha investito sulla sua vocazione turistica. L’immagine di un territorio e di un mare finiti nelle mire delle compagnie petrolifere, la prospettiva delle attività di ricerca ed estrattive, scoraggia fortemente i tour operator, con grave pregiudizio dell’ecomonia turistica. Per questo motivo - fa sapere - il nostro centro di studi giuridici sta predisponendo la documentazione per adire le vie legali».
Il timore, dunque, è che il programma delle prospezioni petrolifere possa comportare effetti collaterali imprevedibili ed irreversibili, sia in termini ambientali che turistici. Ma come porre un «argine» alla colonizzazione delle compagnie petrolifere? Una proposta giunge in proposito dal geologo Tommaso Elia, che lancia l’idea di una «fidejussione bancaria». A suo giudizio «occorre vincolare la compagnia petrolifera che vuole eseguire le prospezioni a sottoscrivere un contratto, una polizza fidejussoria non di tipo assicurativo ma di natura bancaria, che sia proporzionale a qualsivoglia danno al patrimonio paesaggistico ed ambientale eventualmente arrecato». Elia sottolinea che «le compagnie petrolifere sono molto sensibili a questo aspetto, ed in automatico pongono in essere ogni procedura di sicurezza che scongiuri ogni possibile rischio economico-finanziario a loro carico». Per essere più chiaro fa un esempio. «Se per ogni litro di greggio sversato in mare accidentalmente o intenzionalmente dalla piattafora, la compagnia dovesse risarcire mille euro, un solo metro cubo sversato costerebbe alla compagnia un milione di euro. Ovvero, se per ogni capodoglio o delfino spiaggiato la compagnia fosse tenuta ad un onersoso risarcimento (sempre che se ne dimostri il nesso di causalità con le attività di ricerca o estrattive) sicuramente tutte le compagnie petrolifere del mondo girerebbero al largo dal Salento».
Elia sottolinea poi che a suggello di questa procedura, «gli enti locali che hanno un fronte mare sulla penisola salentina, i 25 comuni costieri e la Provincia di Lecce, dovrebbero attivare le procedure di certificazione ambientale del territorio, perlomeno quello costiero, secondo la norma internaizonale Iso 1401, ovvero secondo la norma comunitaria Emas e Smi». Ciò per tutelare alcune località di grande pregio ambientale e paesaggistico, come l’area Alimini, la Baia verde di Gallipoli, le sei aree protette della provincia di Lecce, i parchi e le riserve marine, come Porto Cesareo o le Cesine.

Un punto sul quale è d’accordo anche Maurizio Manna. «Invece delle royalty - sottolinea - pretendiamo che le piattaforme siano certificate Iso 14mila, il che significa un impegno a rispettare gli standard di sicurezza ambientale internazionale. Con la condizione che ad ogni litro di petrolio che dovesse finire in mare nel corso delle attività estrattive la società dovrebbe sborsare ingenti somme di denaro».
Ma un argine andrebbe posto anche a monte delle possibili attività estrattive, ovvero nella fase delle prospezioni. «Infatti - spiega il geologo Elia - in questa fase viene utilizzata l’invasiva tecnica dell’ “air gun”, che produce bolle d’aria ad altissima pressione, fino a 200 bar. La loro propagazione - spiega - deforma la massa d’acqua per poi impattare anche sui fondali. La perdita dell’udito e del senso di orientamento dei cetacei, con lesioni spesso mortali, possono essere, ad esempio, la causa della strage dei cetacei avvenuta sulle coste del Gargano due anni fa».

fonte: gazzettadelmezzogiorno

Pubblicato il 11/09/2011


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