Salento - Strada Statale 275

Via libera ai cantieri per la Maglie - Leuca

Via libera a cantieri della statale «275» per la Maglie-Leuca

 
di MAURO CIARDO



SANTA MARIA DI LEUCA -  La statale 275 esce dai tribunali e si prepara ad entrare nei cantieri. Con il deposito della sentenza da parte dei giudici del Consiglio di Stato è stata finalmente (a meno di azioni giudiziarie già annunciate dai proprietari terrieri della zona di Tricase) scritta la parola “fine” su una vicenda che da oltre 23 anni tiene banco e che riguarda l’infrastrutturazione del territorio del Sud Salento. Con il completamento del corridoio intermodale adriatico, il Governo nazionale guidato da Silvio Berlusconi aveva previsto la realizzazione del prolungamento della statale Lecce–Maglie con un ulteriore tratto di 40 chilometri per raggiungere Leuca. Il progetto passava attraverso l’allargamento dell’attuale asse tra Maglie e Montesano Salentino e la realizzazione di un nuovo tracciato tra Montesano e il Capo “De Finibus Terrae”, necessario soprattutto per bypassare i centri abitati di Montesano, Lucugnano, Alessano, Montesardo e Gagliano del Capo ormai soffocati dal traffico veicolare. Ma, contro tale progetto sono insorti gli ambientalisti e in un primo momento anche la Regione Puglia, che però, nello scorso mese di marzo rinunciò al ricorso finale a Palazzo Spada aprendo di fatto ai cantieri per realizzare un percorso a quattro corsie fino a San Dana, una delle frazioni di Gagliano, e proseguire fino a Santa Maria di Leuca con una «strada-parco» a due corsie voluta soprattutto da Bari.
I togati romani, che si erano già espressi a favore del completamento dell’opera al termine dell’udienza dello scorso 10 maggio, giovedì scorso hanno depositato in segreteria le motivazioni della sentenza oggi commentate dal vincitore di questa storica «battaglia nel foro», l’avvocato Pietro Quinto che rappresentava in giudizio la Provincia di Lecce insieme ai legali Er nesto Sticchi Damiani e Alessan - dro De Matteis per il Comune di Castrignano del Capo, Valeria Pellegrino per Italia nostra, Luigi Paccione, Giovanni Pesce e Giuseppe Rossodivita per gli altri sodalizi ecologisti. «Il Consiglio di Stato – ha spiegato Quinto - ha preso atto della rinunzia al ricorso d’ap - pello della Regione a seguito dell’accordo con l’ammini - strazione provinciale di Lecce e l’Anas, ed ha dichiarato improcedibile il ricorso di Italia nostra rigettando quello delle associazioni ambientaliste locali. Con l’accordo – ha proseguito - la Regione ha aderito alla soluzione progettuale che prevede un nuovo tracciato stradale della 275 sino a Leuca, rinunziando all’originaria richiesta di interrompere la nuova strada all’altezza di San Dana, ma contemporaneamente ha ottenuto che l’ultimo tratto stradale, per uno sviluppo di circa otto chilometri, venisse realizzato a due corsie e con un sottopasso in alternativa al viadotto in elevato originariamente previsto».
Nonostante l’accordo, il giudizio amministrativo era proseguito davanti al Consiglio di Stato su iniziativa degli ambientalisti. «I motivi dedotti nel ricorso introduttivo di Italia nostra – ha sostenuto Quinto – erano i medesimi svolti dalla Regione ed erano riferiti al dissenso dell’Ente regionale sul progetto definitivo così come approvato. Superato tale dissenso non c’era spazio per l’azio - ne dell’associazione, che a sua volta non poteva ricevere alcun beneficio dall’acco glimento del ricorso». Più articolata è stata invece la motivazione della sentenza nella parte in cui il Consiglio ha rigettato l’appello e i motivi aggiunti presentati dalle associazioni ambientaliste locali. Il collegio dei giudici composto dal presidente Gaetano Trotta e dai consiglieri Sandro Aureli, Raffaele Greco, Guido Romano e Andrea Migliozzi ha accolto le eccezioni sollevate da Quinto e Sticchi Damiani rilevando il difetto di legittimazione delle associazioni, ritenendole prive di rappresentativ ità. Secondo i giudici amministrativi, che hanno dichiarato inammissibili i motivi aggiunti proposti dagli organismi ambientalisti, non era più possibile una discussione direttamente in sede di appello.

Pubblicato il 18/06/2011


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