Salento - Radio Padania ci riprova

Nuovamente in onda nel Sud Salento

Radio Padania è tornata nel Salento
 



Salento - «Buon giorno, amici del Salento, siamo tornati». La notizia i conduttori di Radio Padania Libera l’hanno data venerdì scorso. Pulita la voce, pulito il messaggio iniziale. Poi, è scattata la consueta scaletta dei programmi: lettura dei giornali, musica popolare lombarda e le immancabili telefonate in diretta, tutte contro immigrati e meridionali. In questi giorni, impazza il rifiuto di tunisini e libici. «Se li tengano siciliani e pugliesi, noi siamo occupati a lavorare» dice un parlamentare leghista.

Lo avevano promesso l’onorevole Matteo Salvini e l’amministratore delegato Cesare Bosetti: al Salento non ci rinunciamo, cercheremo qualche altra frequenza. Detto e fatto. La nuova frequenza da occupare Radio Padania Libera l’ha trovata. E’ la 105.3, vicino alla 105.6, di proprietà di Radio Nice che l’emittente leghista fu costretta a liberare dopo le proteste e le denunce al ministero.

Perché tutto questo interesse? «La Puglia - ha detto più volte Salvini - è la regione del Mezzogiorno più vicina alle corde dei settentrionali. Dinamica, aperta ai commerci, attenta alle cose concrete. E poi nel Salento ci sono segnali di autonomismo e indipendenza da Bari. Noi andiamo in aiuto di tutti coloro che si muovono per la loro libertà». Parole roboanti che per alcuni, come il sindaco di Alessano, Luigi Nicolardi, coprono altri interessi più prosaici. Dopo l’occupazione della frequenza 105.6, utilizzata da Radio Nice, e le proteste, non è mancato un simpatico siparietto. Il proprietario di Radio Nice è Paolo Pagliaro, l’uomo che ha creato il gruppo Mixer Media e Telerama e che ha promosso il movimento per la regione Salento. Pagliaro ha riottenuto la frequenza e ha invitato Salvini a trascorrere le vacanze a San Cataldo in una villetta di sua proprietà. Il sì di Salvini è arrivato rapido.

«Mi hanno detto che il Salento è molto bello, verrò sicuramente». Chi, invece, non vuole ammainare la bandiera della polemica è Nicolardi, non per contestare i contenuti dei programmi. «Dicano quello che vogliono» sbotta. Il punto contestato aspramente è il presunto commercio che Radio Padania Libera fa delle frequenze occupate senza spendere un centesimo grazie al suo status di emittente comunitaria. «I leghisti prendono soldi dallo stato e in più scambiano queste frequenze con le reti commerciali. Così realizzano un patrimonio senza spesa. Un privilegio unico. E’ mia intenzione denunciare questo abuso».

 

fonte: gazzetta del mezzogiorno a firma T. Tondo

Pubblicato il 28/03/2011


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