Salento - Mare da bere

Acqua pura e cristallina lungo tutta la costa

Salento -  Acqua pura e cristallina lungo tutto il litorale.  È qui il mare da «bere» 


 
Salento -  «Semplicemente eccellente». L’acqua del nostro mare, lungo tutti i 230 chilometri di costa, da S. Maria di Leuca a Casalabate al confine con Brindisi, fino a Punta Prosciutto nel Tarantino, può essere definita «pura». Un’acqua più cristallina di quella che   viene osannata come sorgente …altissima e purissima. La «certificazione», nero su bianco, delle meritatissime vele e bandiere blu attribuite al «mare nostrum», arriva dall’Arpa di Lecce, l’unico ente istituzionale che ha il compito di controllare e valutare lo stato di salute di spiagge e scogliere salentine, al fine di autorizzare la pubblica balneazione. Una squadra di sei tecnici dell’Arpa esce in mare ogni mese secondo un programma di campionamenti ben definito. «Le imbarcazioni sono messe a disposizione dalla Guardia di finanza - fa sapere il direttore dell’Arpa di Lecce, ingegnere Roberto Bucci - dai coordinamenti di Otranto e Gallipoli. I nostri tecnici effettuano invece i prelievi secondo la normativa prevista dal decreto legislativo».  Il decreto è il n.116 del 30 maggio 2008 e ha suddiviso l’ acqua marina idonea alla balneazione in tre gradi di qualità: sufficiente, buona, eccellente. Tutto legato alla quantità di «enterococchi intestinali» e di «escherichia coli» (un   sottogruppo di coliformi fecali) presenti nell’acqua. La normativa europea stabilisce che la balneazione non è vietata quando le colonie di enterococchi non superano il numero di 185 (in 100 millilitri di acqua prelevata); e, contestualmente, i coliformi della specie escherichia non superano il numero di 500.  Le analisi delle nostre acque, effettuate dai biologi dell’Arpa attorno alla metà dei mesi di aprile, maggio e giugno scorsi (in questi giorni sono in corso i campionamenti del mese di luglio) ha fornito risultati a dir poco favolosi. Tenuto conto, ovviamente, che stiamo parlando di specchi acquei esposti ogni giorno alla bieca e cieca attività dell’uomo. Quasi tutti i 139 punti di prelievo dell’acqua del nostro mare, posizionati a distanza di 1,5 - 2 chilometri uno dall’altro, dall’Adriatico allo Jonio, presentano i due valori, enterococchi e coliformi, uguali a zero. Di questi prelievi ne abbiamo contati 135. Questo vuol dire che in quel punto l’acqua si potrebbe tranquillamente in   gerire senza accusare alcun disturbo. Nei rimanenti prelievi «sporchi», le analisi hanno registrato presenza di enterococchi e di coliformi pari a 2 - 4 - 7 - 12; in un paio di casi (dovuti a episodi di inciviltà e di sversamenti in mare), si sono concentrati 30 batteri. Ben lontani dai 500 occorrenti per dichiarare l’acqua non balneabile.  Il mare del Salento, quindi, risulta eccellente. Ossia, contiene un numero di enterococchi ampiamente inferiore a 100 (che è il limite per essere definita eccellente) e un numero di coliformi di molto inferiore a 250.    «Il rischio dell’eccellenza del nostro mare - spiega Antonio D’Angela, dirigente della struttura “Biologia delle acque” di Arpa-Lecce - è il cemento. Ossia quelle costruzioni abusive, abitate in estate da nuclei familiari, che non dispongono di sistemi di raccolta delle acque nere e scaricano in mare». Diciamo subito che i controlli effettuati dalle polizie municipali dei comuni, dai nuclei ambientali Noe dei carabinieri e dal Corpo forestale e dalla polizia provinciale, riducono fortemente la possibilità di realizzare scarichi in mare clandestini.  L’attenzione dell’Arpa «raddoppia» in corrispondenza dei punti dichiarati dal decreto non balneabili: si effettuano due prelievi al mese nei canali   di Torre San Giovanni; all’in - gresso del Canale del Rio (nei pressi di Tricase); allo scarico del depuratore di Nardò; alla palude del Capitano; a 700 metri a nord degli insediamenti di Torre Inserraglio; nella darsena della Scogliera azzurra (Gallipoli).  «E comunque - aggiunge D’Angela - l’inquinamento da scarichi antropizzati si dissolve nel volgere di tre, quattro ore. Questo grazie alla capacità di autorigenerazione dell’acqua marina. Infatti, la stessa Guardia costiera, al suo arrivo sul posto dopo la segnalazione, quasi mai riesce a rilevare il fenomeno inquinamento perché il mare ha ormai disperso ogni residuo».  

fonte: gazzetta del mezzogiorno a firma C. mazzotta

Pubblicato il 11/07/2010


Condividi: