Salento - Lavoravano in Eternit, emigranti chiedono giustizia

Il 35 per cento manifesta sintomi malattie tumorali

Emigrati salentini lavoravano in Eternit e chiedono giustizia
"Il 35% ha il tumore"
 
 Associazione offre supporto legale

di MAURO CIARDO

 


LECCE - Il Salento si scopre focolaio delle malattie polmonari legate alla lavorazione dell’amianto. Sono circa un migliaio gli ex emigranti della provincia di Lecce, per la maggior parte residenti nei comuni di Corsano e Tiggiano, che nel giro di pochi anni potrebbero manifestare i sintomi delle malattie tumorali alla pleura e ai polmoni solo perché hanno lavorato negli stabilimenti Eternit. Nei due comuni del Capo di Leuca, infatti, lontani centinaia e centinaia di chilometri dagli stabilimenti svizzeri di Niederurnen, vivono (sopravvivono), persone che in quella fabbrica hanno lavorato per anni, respirando polveri senza alcun avvertimento sui rischi dell’esposizione, già conosciuti dal 1962.

La piccola schiera si va assottigliando mese per mese perché qualcuno viene a mancare quando la massa tumorale esplode in tutta la sua crudeltà. Ormai gli ex lavoratori, che hanno fatto rientro in Italia dal 1994, si conoscono tutti tra loro e condividono le medesime ansie in attesa di un ris arcimento. Un processo a Torino, aperto grazie alle indagini del procuratore Raffaele Guariniello, è già in corso, e vede come imputati gli ex dirigenti della Eternit Italia, il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, 63 anni, e il barone belga Jean Luis Cartier De Marchienne, di 93 anni, accusati di disastro colposo e omissione di cautele contro le malattie professionali.

Per chi ha lavorato negli stabilimenti svizzeri invece, oltre al danno la beffa. Il danno è che il processo bis tarda ad arrivare, nonostante la procura piemontese abbia chiesto da tempo gli atti alla Suva (l’ente per le assicurazioni per gli infortuni sul lavoro, paragonabile al nostro Inail). La beffa è che gli ex emigranti salentini che chiedono il riconoscimento della malattia per causa di servizio devono aspettare che la forma tumorale sia grave. Raggiungere quello stadio però, significa che restano al più sei o sette mesi di vita.

Dai racconti degli ex operai, che sono partiti da questi due comuni grazie a un passaparola tra fratelli, cugini, amici e conoscenti, traspare un’enorme lacuna sulle norme di sicurezza in fabbrica. «Eravamo impegnati a impastare la materia in polvere, tagliarla e forarla», spiega Mario Ricchiuto, 59 anni di Tiggiano, «non ci hanno mai dato una mascherina oppure il latte giornaliero previsto da contratto. Anzi, quando i dirigenti venivano a conoscenza di un’ispezione delle autorità sanitarie ci facevano spegnere la metà dei macchinari e ripulire la polvere».

Mario Ricchiuto, che a Niederurnen ha lavorato dal 1972 al 1984, è uno degli ex che convive con le placche pleuriche e che si è sentito rispondere dalla Suva con un agghiacciante «riprovi quando sarà peggiorato». Grazie a un protocollo d’intesa tra l’associazione «Emigranti nel mondo» di Corsano, l’Unione dei Comuni «Terra di Leuca» e la Asl di Lecce, il servizio di pneumologia sta esaminando gli ex operai. Su 194 visitati in questo periodo il 35 per cento manifesta già i primi sintomi della malattia, che dovrebbe raggiungere il suo apice tra il 2015 e il 2020.

Pubblicato il 08/03/2011


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