Salento - Chiusura ospedali e protesta Sindaci

I Primi cittadini impegnati a discutere in Commissione Bilancio e Sanità

Salento - Sanità, la rivolta dei sindaci pugliesi
«Giù le mani dai nostri ospedali»


 


Salento - Difenderanno in ogni modo gli ospedali che la Regione intende dismettere per rispettare  il piano di rientro del disavanzo sanitario. Lo hanno detto i Sindaci interessati durante l'audizione dinanzi alle commissioni Bilancio e Sanità del Consiglio regionale. La partita interessa il regolamento di riordino ospedaliero che prevede la soppressione di 18 piccoli ospedali e il ridimensionamento di altri. Tale regolamento  è stato definito una «mannaia ragionieristica». I sindaci di 18 Comuni sedi di ospedali da chiudere (Ruvo di Puglia, Bitonto, Santeramo in Colle, Minervino Murge, Spinazzola, Cisternino, Ceglie Messapica, Monte Sant'Angelo, Torremaggiore, San Marco in Lamis, Gagliano del Capo, Maglie, Poggiardo, Massafra, Mottola, Rutigliano, Noci, Campi Salentina) e uno destinato al ridimensionamento (Mesagne) hanno formulato critiche e  proposte. «Il piano rappresenta un attentato al diritto alla salute costituzionalmente garantito, oltre a costituire un mancato rispetto del Livelli essenziali di assistenza», hanno detto quasi tutti i sindaci intervenuti. «Il regolamento che definisce le dismissioni è un provvedimento calato dall’alto senza alcuna concertazione e condivisione. In molte circostanze sono state completamente disattese le intese stabilite nell’ambito dei Pal (Piani attuativi locali), adottati in applicazione del Piano della salute. Sono state previste disattivazioni anche per sedi ospedaliere dove sono state investite in precedenza ingenti risorse finanziarie». Alcuni sindaci hanno chiesto garanzie sui tempi di attivazione di nuovi servizi territoriali al posto degli ospedali destinati alla dismissione. Altri hanno difeso le strutture ospedaliere dichiarando la loro netta opposizione alla chiusura. Dal tono degli interventi era difficile capire quali fossero i sindaci di destra e quelli di sinistra. Il sindaco di Mottola, Giovanni Quero, ha chiesto garanzie su tempi di riconversione dell’ospedale in centro di riabilitazione. Il sindaco di Massafra, Carmelo Tamburrano, ha detto no su tutta la linea alla proposta della Regione, chiedendo il mantenimento in vita dell’ospedale. Anche il primo cittadino di Poggiardo, Silvio Astore, ha difeso il mantenimento in vita dell’ospedale della sua città, evidenziando che «si tratta di una struttura con reparti di eccellenza che opera in termini di economicità e di efficienza». «Ma non mi aspetto nulla», ha detto, «perché le scelte sono già compiute. Qui siamo a fare passerella. Però mi sarei aspettato che ad ascoltare i sindaci ci fossero stati il presidente Vendola e l’assessore Fiore». Sì al polo specialistico per la cura delle cronicità immuno mediate e ambiente correlate è stato espresso dal sindaco di Campi Salentina, Roberto Palasciano, il quale però non intende rinunciare al mantenimento in vita di alcuni reparti ospedalieri. Per quanto riguarda l’ospedale di Maglie, il sindaco Antonio Fitto, non si è opposto alla chiusura ma ha rivendicato di conoscere i tempi certi dell’attivazione dei servizi territoriali. «Invito tutti i consiglieri di maggioranza e opposizione a chiedere al governo regionale di non chiudere alcun ospedale senza avere ottenuti i servizi alternativi promessi», ha sottolineato Fitto. A seguire i lavori per conto dell’assessore Fiore vi era Ettore Attolini dirigente dell’assessorato alle Politiche della Salute, il quale ha predisposto una dettagliata relazione. Fiore ha spiegato di non aver potuto partecipare all’audizione perché era impegnato in un’altra riunione con i dirigenti di Cgil, Cisl e Uil convocata da tempo. L’assessore ha negato di volersi sottrarre al confronto. «È possibile condividere alcune scelte, ma è impossibile prevedere la concertazione, perché essa esige un accordo su ogni singola parte delle scelte che bisogna compiere. In questo caso non è possibile», ha spiegato Fiore.

Pubblicato il 22/01/2011


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