Salento - A Lecce è ancora fumata nera per la Regione Salento

Il caso non va in consiglio comunale

  

Regione Salento, è ancora fumata nera
In caso non va in consiglio comunale
Decisione presa da Pisanò dopo un colloquio con Perrone
Ma i promotori del referendum hanno il numero legale

 

LECCE - Dunque, è deciso. Il Consiglio comunale di Lecce non discuterà e non voterà per decidere se si debba o meno indire un referendum per l’istituzione della Regione Salento. Il presidente delle assise, Eugenio Pisanò, si è consultato con il sindaco, Paolo Perrone, e si sono ritrovati d’accordo: non si può rischiare di arrivare nuovamente in aula senza il numero legale.

«È una decisione sbagliata e molto grave», tuona dall’opposizione di centrosinistra il portavoce, Antonio Rotundo (Pd). La decisione la spiega Pisanò, che già aveva anticipato le sue intenzioni nella giornata di martedì. «Anche il sindaco - dice - è scettico sulla possibilità che si possa garantire la presenza della maggioranza dei consiglieri in aula. L’ho sentito per telefono, perché è in partenza per Milano, ma ci siamo trovati sostanzialmente d’accordo. Per questo, non convocherò il Consiglio per domani, come avevano chiesto i gruppi di minoranza». «È responsabilità dei gruppi consiliari - ribatte Rotundo - garantire la presenza dei consiglieri. La nostra richiesta di convocazione del Consiglio per venerdì 17, peraltro, non era finalizzata soltanto a discutere del referendum per la Regione Salento. Avevamo chiesto di inserire all’ordine del giorno argomenti come il filobus e l’alta velocità, questioni importanti e anche molto urgenti. È chiaro che Perrone e Pisanò hanno risolto con un escamotage organizzativo un problema di natura politica tutto interno alla maggioranza: sulla Regione Salento non ci si vuole esprimere alla luce del sole perché l’argomento crea imbarazzo».

Il voto del Consiglio di Lecce, comunque, non sarebbe stato determinante. I promotori del referendum hanno ampiamente raggiunto e superato il quorum di 600mila residenti, che gli consentirà di presentare, lunedì 20 dicembre, la richiesta di referendum alla Corte di Cassazione. I Comuni le cui assemblee elettive hanno detto sì nelle province di Brindisi, Lecce e Taranto sono stati 57 per un totale di 715.475 residenti. Hanno votato per il sì al referendum i Consigli di Alezio, Alliste, Andrano, Aradeo, Arnesano, Avetrana, Calimera, Caprarica di Lecce, Carpignano Salentino, Castrì di Lecce, Cellino San Marco, Collepasso, Copertino, Erchie, Francavilla Fontana, Gagliano del Capo, Galatina, Gallipoli, Giuggianello, Guagnano, Latiano, Lequile, Manduria, Maruggio, Miggiano, Monteparano, Novoli, Oria, Ortelle, Otranto, Parabita, Poggiardo, Porto Cesareo, Presicce, Racale, San Donaci, San Michele Salentino, San Pietro in Lama, San Pietro Vernotico, San Vito dei Normanni, Santa Cesarea Terme, Scorrano, Sogliano Cavour, Spongano, Statte, Supersano, Surano, Surbo, Taranto, Torchiarolo, Torre Santa Susanna, Torricella, Trepuzzi, Tuglie, Ugento, Veglie e Vernole. Si sono espressi in modo contrario i Consigli di Alessano, Nociglia, Melissano, Melendugno, Taviano, Brindisi, Ostuni e Melpignano. Sulla idea, lanciata e sostenuta dall’editore televisivo leccese di Mixer Media, Paolo Pagliaro, intanto, si è sviluppato un dibattito anche tra i partiti. Per Sinistra e libertà, bisogna «svelare l’imbroglio della Regione Salento, sia da un punto di vista legislativo che economico e capire l’imbroglio mediatico con il quale si porta avanti questa idea».

All’argomento, il partito del presidente Vendola dedicherà un’assemblea che si tiene alle 18 e 30 di oggi all’Hotel Tiziano. Per il consigliere del Centro Moderato Wojtek Pankiewicz, «il ministro Raffaele Fitto e il sindaco Paolo Perrone impediscono ai cittadini leccesi di esprimersi direttamente, attraverso il referendum, in merito all’istituzione della Regione Salento perché il principe di Maglie (Fitto, ndr) si è espresso in modo contrario». Vittorio Solero, capogruppo di An-Pdl al Consiglio comunale di Lecce, invece, si chiede «che senso avrebbe un’iniziativa di tal genere quando già da tempo l’obiettivo del raggiungimento del quorum per l’utilizzo dello strumento referendario è stato ottenuto».

fonte: corriere del mezzogiorno a firma Francesca Mandese

Pubblicato il 16/12/2010


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