Patù - Funerale di Marco Pedone

Una triste giornata per l'intera comunità


Patù - Funerale di M. Pedone
Una triste giornata per l'intera comunità




PATU’. La comunità dell’estremo Salento ha salutato per l’ultima volta Marco Pedone, l’eroe caduto per la pace. Le strade del più piccolo comune della Provincia di Lecce ieri pomeriggio sono riuscite a malapena a contenere la grande folla radunatasi per i funerali dell’alpino, morto sabato scorso a 23 anni in un attentato in Afghanistan. Tutti i suoi concittadini e tanti amici venuti dai paesi vicini hanno voluto vedere quella bara tricolore a cui sono stati resi gli onori militari. L’ultima mattina di Marco è iniziata presto. Pochi minuti prima delle 8 la salma è uscita per l’ultima volta dall’abitazione di via Enrico Toti (che era rimasta chiusa tutta la notte per permettere alla famiglia Pedone un raccoglimento più intimo) e si è avviata verso il municipio.  Qui la bara è stata collocata al centro dell’aula consiliare e intorno si sono seduti i parenti, primi fra tutti mamma Assuntina, papà Michele e le sorelle Annalaura e Carmen. Nella stessa sala, su un cavalletto, c’era una gigantografia di Marco. Alle 8.10 l’aula è stata aperta e le persone si sono messe compostamente in fila, creando un flusso ininterrotto che è stato bloccato alle 13. Almeno duemila coloro che hanno reso omaggio a Marco sostando per quale che istante davanti alla bara. Poi il momento straziante delle esequie, iniziato quando alle 14.30 il vicario diocesano don Gerardo Antonazzo, accompagnato dal parroco don Agostino Bagnato e da altri sacerdoti della diocesi, si è recato in municipio per la benedizione. Il mesto corteo, preceduto dai bambini delle locali scuole elementari, dalle corone di fiori (la prima quella dei nonni materni di Marco, Nina e Giuseppe), dalle confraternite, dai sindaci e dai gonfaloni comunali (una quarantina), si è snodato attraverso via Veneto, via Trento, via Piave e via Giuseppe Romano, per raggiungere la chiesa della Santissima Immacolata.
All’arrivo la salma del primo caporalmaggiore ha ricevuto gli onori di due picchetti, uno di 30 lancieri e l’altro di altrettanti allievi della scuola di cavalleria di Lecce, mentre a sorreggere il feretro c’erano i suoi commilitoni del settimo reggimento di stanza a Belluno. Tanta la commozione tra la folla, che ha applaudito spesso al passaggio della bara, mentre lungo il percorso si alzavano in cielo palloncini bianchi e i bambini gettavano in terra confetti tricolore. «La morte di Marco ha stracciato il velo del tempio – ha pronunciato don Antonazzo nell’omelia riferendosi a un passo del vangelo di San Matteo – così deve squarciare le coscienze di tutti noi. La guerra è sempre dolorosa – ha aggiunto - è ora di pensare a un termine per la missione». I genitori di Marco non hanno avuto nemmeno la forza di pronunciare le parole di ringraziamento, tanto era lo strazio per la perdita del loro figlio, il più piccolo di casa e il più coccolato dalle sorelle. «Avete fatto del vostro “petitino” il nostro eroe» ha detto in un messaggio un amico, mentre lo zio Antonio Pedone ha affidato a un altro ragazzo il suo discorso d’amore verso quel nipote prediletto che non c’è più. Al termine della cerimonia, nella piazza antistante, è avvenuto il passaggio di consegna della bandiera che avvolgeva la bara. Sono stati gli stessi compagni di corso di Marco, con le lacrime agli occhi, a consegnarla nelle mani di papà Michele, mentre mamma Assuntina non ha lasciato nemmeno per un attimo la foto del suo gioiello. infine la cerimonia della sepoltura, che per volere della famiglia si è svolta in forma strettamente privata, lontano da fotografi, telecamere e divise, nel cimitero comunale sulla provinciale per Morciano di Leuca. Quando il carro funebre ha attraversato piazza Indipendenza ci sono stati ancora applausi e altri palloncini in volo, verdi, bianchi e rossi, che si sono librati in cielo insieme a due colombe. Marco è stato sepolto provvisoriamente in una cappella privata, in attesa della costruzione di una tomba tutta per lui. Un simulacro che diventerà il simbolo dell’altruismo delle missioni di pace, della dedizione totale alla patria e dell’esercizio del proprio dovere.

mauro ciardo

 


Pubblicato il 15/10/2010


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