Patù - Fiocchi tricolori e fiammelle lungo le strade

Così il saluto dei cittadini per il giovane Marco Pedone

PATU’ -  Fiocchi tricolore appuntati sul petto e tante fiammelle lungo le strade.

 


Patù - Così i cittadini di Patù hanno voluto salutare il ritorno a casa di Marco Pedone, l’alpino di stanza a Belluno ucciso in un  attentato nella regione di Farah, in Afghanistan. Ogni balcone, ogni filo dell’illuminazione pubblica e ogni palo erano stati addobbati con un fiocco su cui era stato spillato il nastrino nero del lutto. Lo stesso simbolo campeggiava sui vestitini azzurri dei bambini delle scuole elementari e delle vecchiette riunite in preghiera. Tutte persone che dalle 15 alle 20.15, quando il corteo funebre è arrivato in paese, hanno atteso pazientemente nonostante la pioggia. Sulle facciate delle case tantissimi i manifesti e gli striscioni per salutare Marco, l’eroe caduto per la pace. «Ti ricorderemo sempre con il tuo sorriso» recitava il mega manifesto affisso sul vecchio municipio di piazza Indipendenza. «Ciao Marco, la morte ha spento il tuo sorriso ma il ricordo della tua bontà vivrà sempre con noi» è invece il messaggio lasciato sul muro di un palazzo dagli ex compagni di scuola dell’istituto tecnico industriale di Alessano, anche loro presenti all’arrivo del militare. Qualcuno ha semplicemente scritto «Ciao Marco» sul maxi bandierone tricolore che è stato appeso in un palazzo in costruzione davanti al municipio, lì dove domani mattina (come riferiamo a parte) sarà trasportata la bara dello sfortunato primo caporalmaggiore. Le adolescenti hanno invece affidato a due manifesti i loro pensieri, sorreggendoli durante il passaggio del corteo funebre diretto in via Enrico Toti. «Marco, il cielo e la terra piangono te, il nostro eroe», e poi ancora «Marco è un nome come tanti ma una persona come poche». Frasi piene di commozione accompagnate da disegni di uomini in divisa, cuori rossi e foto del loro amico che non c’è più. Qualche anziana nell’attesa non ha retto all’emozione ed è scoppiata in un pianto disperato quando ha visto l’auto con la bara di Marco. «Figlio mio» è stato il grido di dolore che si è sentito più volte tra loro, come se tutte le mamme in quel momento si immedesimassero in Assunta.

mauro ciardo

 

Pubblicato il 13/10/2010


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