Morciano e Patù - Lotta all'edilizia selvaggia

Nei guai molti proprietari e progettisti

 MORCIANO E PATÙ -  OFFENSIVA DELLA PROCURA CONTRO L’EDILIZIA SELVAGGIA SULLA COSTA. NEI GUAI DECINE DI PROPRIETARI E PROGETTISTI
  Abusivismo, sequestri e denunce a iosa Un «sistema» per realizzare gli scempi?
  Sospetti su un «trucco» utile a cementificare anche le zone di pregio 


  MORCIANO DI LEUCA. La maxi inchiesta della Procura sull’abusivismo edilizio fa «strage» di costruzioni sulla costa jonica.  Operazione dai grandi numeri quella messa in campo dai magistrati leccesi che, nell’ambito di uno specifico accertamento che riguarda i territori di Morciano e Patù, hanno convalidato il sequestro di 15 abitazioni. Un intervento massiccio che ha portato alla denuncia di trenta persone tra proprietari, progettisti e funzionari. Si tratta di dodici edifici bloccati nel territorio morcianese e tre in quello patuense, per la maggior parte siti nelle marine di Torre Vado e San Gre gorio. Sigilli apposti negli ultimi mesi, va detto, ma tutti facenti parte di un fascicolo specifico aperto in Procura, di cui solo ora si iniziano ad apprendere maggiori particolari.  E a quanto pare questo è solo il primo bilancio, perché l’inchiesta è destinata a continuare e non sono esclusi altri capitoli nelle prossime settimane, tra cui un sopralluogo degli stessi magistrati inquirenti sui luoghi oggetto di quella che   appare come una «colossale devastazione» del territorio. L’indagine coordinata dal sostituto procuratore Ennio Cillo prosegue infatti a pieno ritmo. Il magistrato ha affidato la perlustrazione agli agenti della Polizia provinciale, diretta dal comandante Antonio Arnò.  L’iniziativa della Procura leccese ha già portato, pochi giorni fa, alla sospensione dall’incarico del capo ufficio   tecnico del Comune di Morciano, Giuseppe Renna. Gli investigatori, passando da un cantiere all’altro, hanno notato che per autorizzare la costruzione di abitazioni sulla costa, venivano accorpate le superfici dei terreni sparsi sul territorio comunale. Una procedura regolare che permette di ottenere la superficie edificabile necessaria. Il problema sta però negli indici di fabbricabilità, che sono ridotti al minimo lungo la fascia costiera (in genere solo 0,01 metri cubi per ogni metro quadrato vengono dichiarati edificabili, senza tener conto dei vincoli paesaggistici, ambientali e idrogeologici, mentre nell’entroter - ra le percentuali salgono). La tesi accusatoria che starebbe prendendo piede è quella che tutte le autorizzazioni di questi progetti siano irregolari. In pratica, secondo gli investigatori si è consentito di utilizzare tutto l’accor pamento all’indice più basso, quindi permettendo l’edificazione in aree di pregio naturalistico e paesaggistico. Grazie a questo escamotage, le villette sulla costa sono spuntate come funghi a danno di un territorio e di un suolo su cui l’incidenza abitativa deve per legge essere ridottissima.  

Fonte: gazzetta del mezzogiorno 
 
 
 

Pubblicato il 11/05/2010


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