Lecce - contro vertice dei NoG8

Nessun incidente solo tanti colori, canti e campane in festa

No-global a Lecce - si temeva guerriglia è stata una festa 
 
In città si è svolto anche un "contro vertice" organizzato da associazioni e movimenti riuniti nel coordinamento NoG8 economia di Lecce.

Si temeva la "guerra", è stata una festa. Con canti, balli, tanti colori, e persino le campane di una chiesa che hanno suonato al loro passaggio: così si è svolto a Lecce – città blindata per la presenza del vertice dei ministri economici e finanziari dei Paesi aderenti al G8 – il corteo organizzato dal coordinamento 'No G8' per dire "no alle diseguaglianze", "'no alle decisioni che i potenti della Terra prendono senza ascoltare la gente", e dire "sì", soprattutto, "ad una economia più solidale". Erano quasi 1000 – per le forze dell’ordine – 2.500, secondo un comunicato diffuso nel pomeriggio dagli organizzatori, quando si sono mossi da via Birago per percorrere alcune strade cittadine, sino a Porta San Biagio. In prima fila, a tenere tra le mani il lungo striscione bianco del coordinamento No G8, tre preti: Don Raffaele Bruno, cappellano del carcere di Lecce ed esponente di Libera, e i due missionari comboniani Gianni Capaccioni e Alex Zanotelli. Con loro tantissimi giovani e rappresentanti di movimenti, di associazioni, di sigle sindacali e simboli politici. Davanti allo striscione, un gruppo festoso di uomini e donne in bicicletta; dietro, un camioncino con l'altoparlante e tanta musica che ha portato i ragazzi persino a fare accenni di "Taranta", il ballo tipico salentino. E poi magliette colorate con la scritta "No ai G8", mantelli fatti con le bandiere della pace, lunghi cilindri neri di carta calati sulla testa, sculture in cartapesta trasportate con i carrelli della spesa, striscioni di protesta anche in dialetto salentino: tutto per dire "no", a volte in modo ironico, altre in modo deciso, alle scelte economiche che i "potenti" stanno compiendo in danno soprattutto dei più deboli, no al nucleare, no alle morti sul lavoro, no alla crisi scaricata sui lavoratori, alla precarietà, alla disoccupazione, alle privatizzazioni. I tre chilometri di strada sono stati percorsi lentamente, tra la gente incuriosita e fino a qualche minuto prima preoccupata per la eventualità di disordini che era stata paventata. Una città blindata, con le tapparelle delle abitazioni e le saracinesche dei negozi abbassate (i manifestanti hanno applaudito ai proprietari delle uniche due attività aperte trovate lungo il cammino). Alcuni studenti fuori sede hanno srotolato dal balcone della loro abitazione, proprio sopra la sede della filiale di Banca Intesa presidiata da un gruppo di uomini delle forze dell’ordine in divisa antisommossa, un lenzuolo con la scritta «Un altro mondo non è solo possibile ma necessario». Davanti alla Camera di Commercio sono volati slip e boxer lanciati contro l’ingresso, anch’esso presidiato dalle forze di polizia. E dopo qualche metro la sorpresa di un’accoglienza inusuale: le campane della chiesa Sacro Cuore, in viale Gallipoli, hanno cominciato a suonare a festa. «L'ho fatto – ha spiegato il parroco, don Gigi Fanciano, «perchè è una festa». Infine l’arrivo a Porta San Biagio, con padre Zanotelli che, dal palco, ha parlato di un’economia che sta penalizzando i poveri e l’ambiente, di un sistema economico e finanziario «che dà per ogni mucca europea 2,5 euro al giorno mentre ci sono migliaia e migliaia di persone che sono costrette a vivere con meno di due euro al giorno». Ora l'appuntamento per tutti – ha detto Zanotelli – è a luglio, all’Aquila.


Luisa Amenduni e Paolo Melchiorre - Ansa
 

Pubblicato il 14/06/2009


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