Giornata della Memoria - 27 gennaio 2011

La Puglia prima tappa della Terra promessa dopo la Shoah

Puglia, prima tappa della Terra promessa dopo la Shoah
 


Salento - La vicenda degli ebrei salvati in Albania, uno dei pochi Paesi dell’Europa dove fu possibile sfuggire alla deportazione nazista, trasferiti e accolti in Puglia alla fine della guerra, si arricchisce ora per un singolare ritrovamento. In una delle ville di «Tricase porto», requisite dagli Alleati nel 1944 e utilizzate per l’accoglienza ai profughi, il proprietario Aldo Sparasci durante i lavori di manutenzione ha individuato, sulla facciata di una delle stanze, le tracce di alcuni disegni che rappresentano un ebreo accanto ad un albero, assieme a una altra raffigurazione, sempre di un ebreo con un fucile (sul cappello c’è impressa la stella di Davide). Alcune parti di questo murale potrebbero far pensare (se è corretta l’interpretazione: l’immagine infatti è fortemente deteriorata) anche al salmo 137 della Bibbia relativo al popolo ebraico che durante la prigionia a Babilonia, non riuscendo a cantare i loro salmi, appese le proprie cetre alle fronde degli alberi: «ai salici di quelle terre appendemmo le nostre cetre».

Salvatore Quasimodo nell’opera poetica Giorno dopo giorno, del 1945, così ripropose quel noto verso biblico: «Alle fronde dei salici per voto anche le nostre cetre erano appese, oscillavano lievi al triste vento». Questo significativo recupero della memoria dei profughi nella marina tricasina, carica di una forte valenza simbolica, si deve all’intensa attività di ricerca di Ercole Marciano, autore lo scorso anno di un interessante volume sul Campo 39, dove si presentano significative testimonianze sulla permanenza degli ebrei sulla costa salentina.

In questi ultimi anni la memoria degli ebrei sopravvissuti ai campi di sterminio ed emigrati nella nostra regine tra il 1943 e il 1949, prima di trasferirsi in Palestina, negli Stati Uniti, in Argentina e in altri Paesi europei, si è ulteriormente arricchita di interviste, pubblicazioni, traduzioni. I campi profughi di Santa Maria al Bagno (Nardò), Santa Cesarea, Tricase e Santa Maria di Leuca ospitarono diverse ondate di scampati alla persecuzione e all’orrore.

Nei loro ricordi sono rimasti incancellabili i luoghi della salvezza e del recupero della dignità e della fiducia nella vita. Una significativa testimonianza del campo profughi di Leuca - dove gli alleati allestirono un ospedale utilizzando l’ex colonia Scarciglia collocata sotto il faro - è contenuta nell’opera di un ebreo polacco, Edgar Widfeuer, Auschwitz 174.189. Testimonio de un sobraviviente (Cordoba 1994). La vicenda drammatica di questo ebreo polacco, che passò miracolosamente indenne attraverso vari campi di concentramento e di lavoro e riuscì a raggiungere il «tacco d’Italia» trovando accoglienza a Leuca, ha commosso l’opinione pubblica argentina.

Windfeuer, dopo la chiusura del campo profughi di Palese alle porte di Bari, attivo dal 1945 al 1947, si iscrisse nel capoluogo pugliese alla facoltà di ingegneria e conobbe una ragazza ebrea che sposò dopo il suo trasferimento definitivo in America Latina, avvenuto nel 1948.
 

fonte: gazzetta del mezzogiorno a firma A. Leuzzi

Pubblicato il 27/01/2011


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