Gagliano del Capo - E' battaglia legale per l'ospedale

Parte il ricorso al Tar di 11 sindaci

Gagliano del Capo – Mobilitazione a favore del presidio del Capo di Leuca

E Adesso è battaglia legale. Parte il ricorso al Tar di undici primi cittadini

Gagliano del Capo – Undici sindaci del Capo di Leuca preparano il ricorso al Tar  contro la delibera regionale che stacca la spina al “Daniele Romasi”. La notizia era già nell’aria ma dal 30 dicembre 2010 è stata ufficializzata. Accanto a Gagliano anche  le altre municipalità  che ricadono nel bacino servito dal presidio ospedaliero sono pronte alle carte bollate e si riuniranno il prossimo 3 gennaio  per decidere le modalità del ricorso, che sarà affidato al legale Pietro Quinto. L’ipotesi del ricorso contro la delibera  del 15 dicembre  era stata lanciata durante l’assemblea di martedì scorso, a cui hanno partecipato anche i Comuni di Castrignano del Capo, Patù, Morciano di Leuca, Salve, Presicce, Acquarica del Capo, Tricase, Tiggiano, Alessano e Corsano. La volontà è quella di impugnare davanti ai giudici amministrativi una delibera di via Capruzzi che di fatto priva di un servizio sanitario 50mila residenti. La storia travagliata del “Daniele-Romasi” avrà anche un secondo aspetto  giudiziario, visto che con la chiusura verrebbero a cadere le finalità con cui è stato donato  alla Asl. I coniugi Enrico Daniele ed Emilia Romasi infatti, negli anni ’50 decisero di donare  tutte le loro proprietà  all’Eca (Ente Comune di Assistenza), con lo scopo di costruire un ospedale per curare gli ammalati del Capo di Leuca. Un gesto esemplare che vide anche la donazione di tutto il vasto patrimonio fatto di terreni, il palazzo nobiliare di via Giacomo Leopardi e altri beni culturali come il grande frantoio ipogeo nella frazione di San Dana. L’ospedale venne costruito dal 1960 al 1961, aprì i battenti nel 1962 (lo stesso anno della morte di donna Emilia, avvenuta il 27 agosto) e con la nascita dell’Ausl (trasformata poi in Asl), l’immobile e altri beni passarono a questo ente. Nel corso dei decenni è diventato un punto di riferimento per la sanità pugliese con picchi di eccellenza nei reparti di ostetricia e ginecologia chiusi con il “Piano Fitto” nel 2002. Da quel momento c’è stato il graduale e inarrestabile declino con la dismissione di altri importanti reparti come la chirurgia. La sua totale chiusura potrebbe significare il mancato rispetto delle clausole della donazione e quindi la restituzione dell’intero patrimonio agli eredi. L’iniziativa di mettere la Asl, e quindi la Regione Puglia, con le spalle al muro potrebbe evolversi in una battaglia legale dagli esiti e dai tempi quanto mai incerti. Quella che è stata definita la 2Marcia degli undici” è intenzionata ad andare avanti senza fermarsi.
Mauro ciardo
 

Pubblicato il 02/01/2011


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