Campo 35 a Santa Maria di Leuca: il paese che divenne rinascita
Quando si parla di campi per Displaced Persons nel Salento, la memoria corre subito a Santa Maria al Bagno o a Santa Cesarea. Eppure, per troppo tempo, un tassello fondamentale di questa storia è rimasto in ombra: il Campo 35 di Santa Maria di Leuca, uno dei luoghi piÚ straordinari e meno raccontati della rinascita ebraica nel dopoguerra.
A differenza di molti altri centri di accoglienza, il Campo 35 non era unâarea recintata e separata dal resto del paese. Santa Maria di Leuca divenne essa stessa il campo: le case, le strade, le botteghe, gli spazi pubblici si trasformarono in un tessuto condiviso tra la popolazione locale e gli oltre 2.000 profughi ebrei che vi trovarono rifugio tra il 1944 e il 1947.
Un numero impressionante se si pensa che il paese, allâepoca, contava appena 400 abitanti. Questo rapporto quasi âuno a cinqueâ generò unâinterazione quotidiana inevitabile e profonda: non solo convivenza, ma scambio, solidarietĂ , lavoro, vita.
A Leuca gli ebrei non erano confinati. Potevano muoversi liberamente, frequentare le botteghe, lavorare, insegnare, imparare. Per molti, reduci dai lager o dalla clandestinitĂ , fu il primo vero contatto con una normalitĂ possibile.
Il paese divenne cosĂŹ un laboratorio umano unico:
si riaprivano scuole e corsi professionali, si ricostruivano mestieri perduti, si progettavano nuove partenze verso la Palestina o gli Stati Uniti, si ritrovava la dignitĂ del quotidiano.
Il Campo 35 fu, prima di tutto, un luogo di rinascita.
Il campo era dotato di un ospedale efficiente, un presidio fondamentale in un territorio che allora non disponeva di strutture moderne. In quellâospedale vennero alla luce 242 bambini ebrei, figli di una generazione che aveva visto lâorrore e che ora, finalmente, tornava a credere nel futuro.
Ogni nascita era una vittoria contro la distruzione appena lasciata alle spalle. Ogni bambino era un simbolo di speranza.
Gli abitanti di Leuca non furono spettatori. La convivenza quotidiana portò a relazioni, amicizie, collaborazioni. Le botteghe si riempivano di lingue diverse, i pescatori insegnavano il mestiere, le famiglie locali ospitavano, aiutavano, scambiavano.
Il paese, per qualche anno, divenne un crocevia di culture, storie e destini.
Per decenni, questa storia è rimasta quasi silenziosa, a differenza di quanto accaduto in altri luoghi del Salento. Solo negli ultimi anni, grazie allâimpegno del Circolo Culturale La Ristola e della piattaforma Leucaweb, il ricordo del Campo 35 ha iniziato a riemergere con forza.
Queste realtĂ hanno raccolto testimonianze, documenti, fotografie, restituendo dignitĂ a una pagina che rischiava di svanire. Hanno ridato voce a un passato che appartiene non solo alla comunitĂ ebraica, ma a tutto il territorio.
Il Campo 35 non è solo un capitolo della storia locale. à un esempio di come un piccolo paese, povero di mezzi ma ricco di umanità , abbia saputo accogliere, curare e accompagnare verso il futuro migliaia di persone spezzate dalla guerra.
Ricordarlo significa riconoscere che la rinascita è possibile anche nei luoghi piÚ inattesi. Significa capire che la memoria non è un esercizio del passato, ma un impegno del presente.

Pubblicato il 23/01/2026



















