Capo di Leuca. discarica a cielo aperto

la situazione nel comune di Castrignano

Il Capo di Leuca? Un gran bazar di rifiuti a cielo aperto

Interessante lo speciale “rifiuti” pubblicato dalla gazzetta del mezzogiorno, a firma di m. ciardo. Preoccupante la situazione nel basso Salento Riportiamo quanto “dedicato” all’entroterra di Leuca

CASTRIGNANO DA LOCALITÀ «SERINE» AL BOSCO DI SALIGNANO, L’ITINERARIO DELL’«USA E GETTA»

Gabinetti, materassi, frigoriferi e tv l’«altro» volto di «Finibus terrae» 

 Nonostante i sequestri, le bonifiche e i divieti, gli incivili continuano a sporcare le strade di campagna. Il nostro viaggio nei siti inquinati delle campagne nel Capo di Leuca il 27 gennaio scorso ha fatto tappa a Castrignano del Capo, dove non mancano le situazioni di emergenza con microdiscariche che sorgono nei punti più inaccessibili, nonostante gli sforzi e le attività di sensibilizzazione degli enti locali e delle forze dell’ordine.
   Partiamo da località “Serine”, dove recentemente è stata posta sotto sequestro dai carabinieri un’area adibita a discarica a cielo aperto, in cui era stato smaltito di tutto. Illecitamente. Lastre di eternit, pneumatici, scarti edilizi, elettrodomestici, vasche di plastica e chi più ne ha più ne metta. Nelle stesse aree bonificate dal Comune i barbari dell’ambiente sono ritornati a scaricare materiali ingombranti che possono essere smaltiti molto più comodamente attraverso i canali della raccolta differenziata. Ecco quindi spuntare un bel frigorifero con all’interno apparecchi televisivi. Se alcune zone, come una masseria a poca distanza dell’abitato, non vengono più prese d’assalto come un tempo, sotto la scure degli inquinatori finiscono le stradine più remote, quelle che difficilmente vengono percorse dalle automobili.
   Sovente si tratta di strade “spartifeudo”, site cioè ai confini con altri comuni come contrada “Mazzapinta”, divenuta un ricettacolo di rifiuti grazie ad alcuni cumuli di spazzatura nascosta tra i rovi. Un nascondiglio precario però, perché le intemperie provocano la rottura dei sacchetti dell’immondizia facendo fuoriuscire tutto il contenuto. Roba che la pioggia macera e il vento trascina lontano sui terreni agricoli. Restano in loco soprattutto i materassi, i servizi igienici frantumati, l’eternit e tutto quello che non può essere spostato con facilità. Flaconi vuoti di diserbante si aggiungono alle bottiglie in metallo dei diluenti, in un mix esplosivo che la natura non potrà mai digerire. Sui cumuli, spesso dati alla fiamme come dimostrano i segni di combustione, si accumulano anche involucri contenenti vestiti e stoffe di ogni genere, oltre a scarti domestici nei quali vanno a gozzovigliare i cani randagi, che contribuiscono inconsapevolmente a spargere nell’ambiente la spazzatura. Un’altra carcassa di frigorifero si trova a poche decine di metri dal canale di San Vincenzo, mentre nei pressi dell’incrocio con via Ofanto (nella periferia della frazione di Salignano), le carcasse arrugginite di un frigo e di una lavatrice fanno da cornice a un paesaggio agreste che andrebbe preservato.
   Anche l’antico bosco di Salignano, alle spalle della chiesa matrice di San'Andrea Apostolo, sembra minacciato dalla mano dell’uomo. In uno slargo alla fine di via Pesaro infatti, si stanno accumulando montagnole di materiale edilizio che si spera qualcuno possa togliere al più presto, per non danneggiare la costruzione rurale che sorge accanto. Insomma anche qui esiste una ristretta fetta di popolazione che preferisce smaltire i rifiuti in questo modo, anziché dare una mano per tutelare la salute di tutti.

fonte: gazzetta del mezzogiorno - m. ciardo

foto: francesco vallo

 

Pubblicato il 06/02/2009


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