Sud Salento - Arresti per usura

Interrogati negano ogni addebito. Era solo un prestito

 NEL CORSO DELL’INTERROGATORIO DI GARANZIA GLI INDAGATI HANNO NEGATO OGNI ADDEBITO. «ERA SOLO UN FAVORE PERSONALE A TITOLO DI AMICIZIA» 
 

«Non fu estorsione ma un prestito» 


I tre uomini arrestati hanno respinto l’accusa di usura 
Sud Salento -  «Non fu estorsione ma semplice prestito a titolo di amicizia». Respingono in pieno le imputazioni i tre uomini arrestati l’altro giorno con l’accusa di aver praticato tassi usurai ai danni di due commercianti di Tricase e Santa Maria di Leuca. 
Salvatore Peluso, Cosimo Orlando e Antonio Protopapa, i primi due di Tricase il terzo di Alessano, hanno voluto rispondere punto per punto alle domande che il gip Vincenzo Brancato ha rivolto loro ieri mattina in carcere, durante un interrogatorio durato oltre cinque ore.  Tutti e tre, difesi da un collegio composto dagli avvocati Stefano Luna, Marco Ruta e Cosimo Calzolaro, hanno rigettato le accuse di aver concesso prestiti a tassi capestro e di aver estorto denaro con modalità mafiose, vantando legami con alcuni clan della Sacra Corona Unita. In particolare Peluso, quello su cui gravano le accuse più pesanti, avrebbe riferito di aver prestato una certa somma di denaro a un esercente suo concittadino ma solo a titolo di favore personale, visto che il commerciante si trovava in difficoltà economica. Anzi, nel difendersi avrebbe anche affermato di non aver chiesto alcun interesse in cambio e di dover ancora ricevere parte della somma prestata. Riguardo all’estorsione nei confronti del ristoratore di Leuca, Peluso avrebbe negato qualunque coinvolgimento nella vicenda. 
Su questo aspetto molto più chiaro sarebbe stato Protopapa, che avrebbe riferito al gip di aver   invitato Orlando a prestare 15 mila e 500 euro sui 20 mila richiesti dal titolare dell’attività dove aveva lavorato come buttafuori.
Per di più l’amico deve riceverne ancora quattromila e 500. Per dimostrarlo avrebbe fatto leva su un passaggio della denuncia sottoscritta dalla moglie della sua presunta vittima, che avrebbe considerato l’elargizione come un semplice prestito. Il motivo che avrebbe spinto Protopapa a   fare da intermediario tra Orlando e la famiglia leucana sarebbe stato la promessa di un lavoro stabile presso l’ospedale civile «Daniele - Romasi». 
Secondo l’accusato, il padre della titolare del punto di ristorazione, contando sulla sua posizione gli avrebbe assicurato un impegno personale ai fini di un’assunzione come inserviente. Del tutto estraneo ai fatti si   sarebbe dichiarato anche Orlando, sul cui capo pende inoltre l’accusa di spaccio di sostanza stupefacente. Intanto, ieri mattina, gli investigatori hanno cominciato a sentire le altre presunte vittime del giro di usura.

Pubblicato il 14/01/2010


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