Dalla rivista “d” di Repubblica del 20 giugno 2026 a firma di Silvia Schirinzi (nativa di Leuca).
Vorresti non finisse mai
Cartoline dall’estate italiana
I marinai delle grotte
Francesco Colaci, Santa Maria di Leuca (Le)
Ci sono tanti tipi di marinai. Pescatori, gente che lavora al rimessaggio delle barche, skipper, membri della Guardia Costiera. I luoghi comuni, in questi casi, hanno ancora qualche fondo di verità, soprattutto se si nutrono della tradizione orale. A Santa Maria di Leuca più o meno tutti quelli che gravitano intorno al porto hanno un soprannome, numerosi fratelli e sorelle, storie tramandate di generazione in generazione. Chi non fa mai il bagno "a mare". Chi ha pescato dei mostri, eppure non ne parla. Chi invece ne parla troppo. Chi è in grado di aggiustare qualsiasi motore. Chi ha un equilibrio sull'acqua e uno sprezzo del pericolo da atleta di sport estremi.
Francesco Colaci da che si ricordi è sempre stato al Circolo: ovvero lo Yacht Club di Leuca, fratello grande di otto figli, l'erede di suo padre Michele, le rondelle nelle tasche dei pantaloncini che lui solo sa a cosa servono ma servono. Aggiustatutto e saltadappertutto, appassionato di Luna Rossa, occhiali da sole perenni, sempre a cavalcioni sullo scooter, scalzo se la situazione (difficile) lo richiede: «Qua ci venivo già a 5 anni a seguito di mio padre, che a metà anni 60 era tornato a Leuca dopo l'esperienza, comune a tanti, di emigrazione in Svizzera». Il Salento è da vent'anni meta di turismo di massa, ma all'epoca era un affare per pochi: quelli che ci abitavano e quelli che avevano una delle ville nobiliari sul lungomare o una barca a vela diretta in Grecia. Oggi, questo paese alla fine della terra, brulica di persone da maggio a ottobre, la maggior parte giovani e famiglie che passano per imbarcarsi verso le grotte. Sperando di intravedere la linea che demarca i due mari, Ionio e Adriatico, che sempre qui, diceria vuole, si incontrano. Una linea che non c'è, nemmeno sulle carte – di fatto sta a Otranto – ma c'è chi giura di averla vista. E chi sono i leucani per negarne l'esistenza, infatti non lo fanno.
Francesco di turisti ne ha visti tanti, da quella banchina del porto dove lo scirocco si raccoglie con più insistenza. «Con la mia famiglia siamo stati tra i primi a pensare, a metà anni 70, che si potevano accompagnare le persone a vederle da vicino, le grotte». Le rocce alte e tormentate che stanno dalla parte adriatica, ultimo lembo della litoranea che finisce nel tacco d'Italia, e le caverne profonde sullo Ionio, che si allargano fino a sbriciolarsi nelle spiagge che questo pezzo di costa l'hanno reso celebre. Prima della loro "Colaci Mare", era successo in maniera sporadica. Come quella volta che alla fine degli 50 era arrivata la principessa Soraya e aveva chiesto di vedere i Cazzatri, le grotte appena fuori dal porto (la accompagnò Michele Cataldi: le leggende hanno nomi, cognomi e foto in bianco e nero) o le gemelle Kessler su una lancia a remi guidata da Ciccio "lu sbirro" (all'anagrafe Francesco Milo). E poi c'era Luigi "Ballaccone", anche lui Colaci, che qua è una stirpe.
«Ho iniziato a lavorare al Circolo intorno ai 13, 14 anni», racconta Francesco. «Poi quando mio fratello Paolo ha ottenuto le patenti necessarie, abbiamo varato l'Azzurra, che esiste ancora oggi. Allora si chiamavano "gite pirata": le persone arrivavano dai villaggi turistici vicino a Ugento truccate e vestite da pirati, e si faceva un piccolo aperitivo a bordo. Da quell'esperienza, abbiamo iniziato a fare la stessa cosa e a raccontare la storia del paese e del paesaggio». Gli aneddoti sono tanti: «Di cose divertenti ne succedono, ma alla fine quello che ti ricordi di più sono le situazioni di pericolo che sei riuscito a risolvere», dice. E una cosa però ci tiene a ricordarla ai benedetti turisti: «A mare non ci devi andare se pensi di sapere già tutto».
■ Silvia Schirinzi
Foto allegate a cura di Totò Vallo (archivio Totò Vallo e leucaweb).
Pubblicato il 22/06/2026
























