Corsano - Genitore ringrazia i C.C. per l'arresto del figlio

Il padre: lo avete salvato dalla droga

Arrestano il figlio lui ringrazia i carabinieri
di MAURO CIARDO


CORSANO - «Ringrazio l’Arma per aver arrestato mio figlio, me lo hanno salvato dalla droga». Il singolare ringraziamento è di Donato Bleve, classe 1946, rimasto vedovo dopo che un tragico incidente ferroviario portò via la moglie Giovanna nel 2002. Uno dei quattro figli dell’uomo, con alle spalle una vita di lavoro nel settore di preparati per l’edilizia, poco più di due anni fa venne arrestato dai carabinieri della locale stazione, diretta dal maresciallo Francesco Leone, perché trovato in possesso di sostanza stupefacente. Dopo la condanna, si trova nel carcere di San Severo ed è in attesa di essere trasferito in una comunità di recupero nella stessa città foggiana.

Il padre ha ora deciso di scrivere una lettera pubblica per lanciare un appello alle tante famiglie che vivono il suo problema, invitandole ad avere fiducia nelle forze dell’ordine e nel loro lavoro. «Il mio è un cuore spezzato e sofferente – ha scritto Bleve – come quello di tanti milioni di genitori che come me devono combattere quotidianamente contro la grande macchina da guerra che è la droga. Cari giovani - avverte - attenti a non rovinarvi la vita, perché non è solo la vostra esistenza a patirne ma quella di tutta la vostra famiglia, che soffre costantemente al solo pensiero di sapervi dietro alle sbarre di una cella grande non più di tre o quattro metri. Provate ad immaginare – continua rivolto ai tanti coetanei del figlio – che fuori da quella gabbia ci sia tutto l’oro del mondo, ma voi non potete oltrepassare quel limite invalicabile, pensate a quanto è bella la libertà. Voi che consumate gli stupefacenti e voi che spacciate, non siete altro che merce che produce ricchezza per avvocati, giudici e carcerieri».  Bleve, dopo l’arresto del figlio trovò il coraggio di leggere una lettera alle famiglie nella basilica «De Finibus Terrae» di Santa Maria di Leuca e ancora oggi non perde occasione per sensibilizzare le comunità. «Quando lo hanno preso, ho ringraziato il maresciallo della stazione, perché grazie al suo gesto mio figlio ha capito cos’è la vera libertà. Ora è cambiato, vuole guarire ed è entusiasta di ritornare in una comunità di recupero in cui ha iniziato un percorso di rigenerazione. Care famiglie, non lasciate i vostri ragazzi al loro destino, vigilate sulle loro amicizie e sulla crescita anche quando la loro età è matura, e se fanno errori non discriminateli. Nonostante mio figlio abbia commesso un reato che oggi sta scontando – conclude il “padre-coraggio” – io cammino e camminerò sempre a testa alta per non averlo mai abbandonato».

Pubblicato il 26/01/2011


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