Salento - Depuratori, i killer delle vacanze

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Salento - Depuratori, i killer delle vacanze

Una guerra quotidiana tra villeggianti ed amministratori

10/07/09
Salento - Depuratori, i killer delle vacanze

Depuratori, i killer delle vacanze

Ampi tratti di mare sono resi impraticabili da scarichi d’ogni genere e dalla puzza
una «guerra» quotidiana fra villeggianti e amministratori comunali



Il Mare Adriatico è sempre più malato e medici frettolosi si mettono alla ricerca di terapie improvvisate. Il Salento del «mare da bere», da Otranto e Santa Maria di Leuca, è in crisi profonda. E’ emergenza. Anche per il turismo, già alle prese con una crisi violenta determinata dal crollo dei redditi delle famiglie. 
   Le cause: mare sporco, detriti di vario genere, panni e carta igienica non biodegradabile, schiuma tensioattiva che diventa una scia lunghissima lungo interi tratti di costa, manti melmosi di colore marrone puzzolenti che occupano calette e insenature dall’acqua una volta limpidissima, chiazze oleose ed estese tracce di mucillaggine. Chi ha provocato questo disastro? Sotto accusa una decina di depuratori lungo la costa che buttano a mare le acque trattate.
   Abbiamo percorso il litorale aiutati da persone che conoscono i luoghi e la loro storia. Persone che per prime hanno lanciato l’allarme sul cattivo finzionamento dei depuratopri. Luigi Russo, un volontario che ha coordinato la pubblicazione di un rapporto sui 49 depuratori del Salento, ci ha guidato sui percorsi avvelenati da scarichi omicidi. Carla Quaranta, dell’as - sociazione “Coppula tisa”, ha ricostruito e raccontato il degrado di luoghi un tempo incontaminati. Tra questi, il Canalone del Rio, il cui percorso è utilizzato come fiumiciattolo per gli scarichi del depuratore di Tricase.
   E’ difficile dire quale sia il tratto di costa più penalizzato. I turisti si lamentano ovunque. Famiglie che villeggiano a Novaglie si spostano prima a Leuca per cercare un tratto di mare pulito, poi sono costretti ad andare sullo Jonio, da Torre Vado in su, verso Salve e il mare di Ugento.    Santa Maria di Leuca è stretta tra due depuratori, quello di Castrignano del Capo che sta creando problemi a non finire e quello di Corsano che funziona meglio e che da qualche giorno non butta più a mare (l’acqua depurata, tabella 4, è utilizzata per irrigare la campagna nei mesi estivi).    Lungo la costa tra la marina di Tricase e Santa Cesarea Terme è una guerra quotidiana tra le denunce dei turisti e i sindaci che cercano di salvare il salvabile.    Prima gli sms assassini («mare inquinato, rischi per la salute»), poi le proteste e alcune disdette da parte di turisti preoccupati, infine le risposte dei sindaci in parte reticenti. Tutto ciò ha creato un clima pesante e di tensioni crescenti. I sindaci si preoccupano della stagione estiva. Con un manifesto affisso lungo la costa invitano i turisti a fidarsi delle istituzioni («le acque sono pulite e non ci sono rischi per la balneazione») e lanciano denunce contro chi, con gli sms terroristici, crea allarme tra i bagnanti.    Ma le persone scrivono, raccontano, presentano denunce. I cronisti si spostano da un luogo all’altro per tentare di capire cosa realmente sta accadendo. Primo fatto. I focolai di inquinamento sono in prossimità dello sbocco a mare degli scarichi delle acque provenienti dai depuratori. Alcuni di questi luoghi sono ormai ridotti a latrina. Secondo punto. Il fondo dei canali di scorrimento delle acque è ridotto a un cesso a cielo aperto. In alcuni tratti sono morti anche gli ulivi secolari e la macchia mediterranea è scomparsa. Terzo punto. Le chiazze melmose sono molto estese, consistenti, diffuse sia a nord rispetto agli scarichi sia a sud.     Depuratori killer? Frammenti di notizie sulla gestione degli impianti emergono a fatica. Molte frasi fatte, tipo «tutto funziona al meglio, forse qualche problema è sorto a causa delle intense piogge», ma nessuna informazione vera. Eppure, la società dell’Acquedotto pugliese che gestisce i circa 180 impianti della Puglia - la Pura depurazione srl - è nata per razionalizzare e migliorare la gestione prima affidata ai privati. La società, operativa dal settembre 2008, fu salutata dall’ammini - stratore delegato della società Acquedotto, Ivo Monteforte, come una scelta strategica. Ma questi primi mesi di gestione hanno peggiorato i problemi. Eppure si stanno spendendo decine di milioni di euro per migliorare i depuratori. Basta il tilt provocato da un temporale per giustificare questo disastro annunciato?
 

T. Tundo - gazzetta del mezzogiorno 
 
  
  
   
 
 

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