A Koreja, la poesia si fa teatro con i Sonetti di Shakespeare secondo Malosti

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A Koreja, la poesia si fa teatro con i Sonetti di Shakespeare secondo Malosti

22 febbraio 2019 Cantieri Teatrali Koreja - Lecce

21/02/19
A Koreja, la poesia si fa teatro  con i Sonetti di Shakespeare secondo Malosti
A Koreja, la poesia si fa teatro
 
con i Sonetti di Shakespeare secondo Malosti
 
 
 
22 febbraio 2019
Cantieri Teatrali Koreja - Lecce
 
         
 Per Shakespeare, i Sonetti erano accorate dichiarazioni d’amore, disperate ovvero indignate richieste d’attenzione, esplicite descrizioni di carnali desideri. Il diario di un amore sofferto che annulla la dignità dell’uomo – e del poeta – che non esita a recitare la parte del buffone di corte per conquistare qualche applauso di commiserazione e, magari, un cenno dal gelido, giovanissimo, amante. Il racconto – autobiografico benché necessariamente traslato – di una vicenda in cui eros – il giovane – e thanatos – la dark lady – si avviluppano indistricabilmente.
 
 
Venerdì 22 febbraio ore 20.45 in scena a Koreja SHAKESPEARE / SONETTI “La più estrema e dolorosa tra le tragedie di Shakespeare”, come la descrive Valter Malosti, regista e attore della nuova produzione CTB, TPE e Teatro di Dioniso.
 
 
Valter Malosti – che delle opere “non teatrali”, almeno secondo il canone, di Shakespeare è appassionato e raffinato cultore, come testimoniano le passate messinscene dei due poemetti, Venere e Adone e Lo stupro di Lucrezia – si accosta ai Sonetti quale racconto teatrale, prolungato e policromo monologo in cui si esaltano ugualmente parola e suono, e proponendo altresì una peculiare mescola di linguaggi – la prosa, la danza, la canzone – frutto anche della collaborazione con Michela Lucenti.
 
 
Enigma filologico, impenetrabile documento, lettera d'amore a un destinatario sconosciuto, i Sonetti di Shakespeare diventano qui a pieno titolo uno dei testi teatrali shakespeariani: forse l'unico monologo della sua teatrografia. L'ordine dei componimenti viene ricostruito in una nuova lingua e una nuova drammaturgia, un complesso romanzo d'amore con quattro figure e una sola voce: con il Narratore dei Sonetti Shakespeare crea infatti uno dei suoi grandi protagonisti, un personaggio clownesco e sboccato, straziante e disperato, di allucinata modernità. Una fra le più complesse e grandiose opere di poesia dell'età moderna diventa in questo spettacolo un altare sacrificale, un evento di grazia e furore, canto e lamento, beffa e bestemmia, che anticipa i grandi canzonieri d'amore del Novecento, da Auden a Pasolini, da Salinas a Testori. Con Shakespeare/Sonetti Valter Malosti conclude nel migliore dei modi la sua trilogia sullo Shakespeare "non teatrale" iniziato con Venere e Adone e Lo stupro di Lucrezia.
 
Patetico e disperato è l'amore che nei Sonetti si racconta, un amore tanto limpido quanto squilibrato, infelice, fuori asse: l'amore di un uomo ormai maturo nei confronti di uno molto più giovane e bello, un vecchio poeta disposto anche a coprirsi di ridicolo, a rendersi buffone agli occhi della gente, pur di esprimere il suo sentimento, affermandolo in un gesto plateale e spudorato: la poesia.
 
Il Narratore fa della sua poesia il suo stesso palcoscenico. Come accade nella tradizione popolare, la parola diventa non solo lo strumento di un dialogo, ma il luogo di una performance: invocazione, elegia, preghiera, lamento, dichiarazione.
 
 
 
[…] Ciò che avviene nei Sonetti – racconta Malosti - è innanzitutto l'esibizione di un io disperato e precario, disposto a dire tutto, a farsi povero e buffone, a divenire esso stesso spettacolo, pur di non perdere l'Altro: il bel giovane, l'ombra misteriosa e mai identificata dell'opera shakespeariana, un personaggio idealizzato e irrealizzabile, bellissimo e indifferente, simbolo della luce e della grazia, unico baluardo di eternità contro l'incombere della morte.
 
All'apollineo numinoso del far young si contrappone, opposto e complementare, il buio della dark lady: il contrappeso d'ombra, il contrappasso nero di tutto ciò che il ragazzo rappresenta nella luce. Oggetto inclassificabile della filologia shakespeariana, la dark lady diventa lo specchio perverso del Narratore, la sua parte rimossa e tuttavia necessaria: l'eros funereo, l'ossessione del corpo, la nevrosi mortuaria, il furore e la farsa, una figura di crudeltà cinica e umorale in cui veder ritornare l'innominabile. La dark lady, creata in scena da Michela Lucenti, è ciò che il Narratore non vuole essere e tuttavia non può fare a meno di essere: l'ombra infera che la luce del Ragazzo non annulla ma anzi allunga e distorce.
 
Ecco quindi forse la contraddizione che rende i Sonetti la più estrema e dolorosa fra le tragedie shakespeariane: nel personaggio del Narratore, Shakespeare mette in scena il dissidio insanabile fra gli opposti, il contrasto fra luce e ombra, ordine e caos, delirio e realtà, amore e morte. È proprio in questo nodo irrisolvibile che accade la poesia: inscenati come testo teatrale, i Sonetti diventano un dibattito per voce sola e corpi, uno spazio instabile e irrequieto popolato dai fantasmi di uno solo che diviene moltitudine […]
 
 
versione italiana e adattamento teatrale Fabrizio Sinisi e Valter Malosti
 
regia Valter Malosti
 
coreografie Michela Lucenti
 
con Valter Malosti Io Narrante / Il Poeta Come Buffone
 
Michela Lucenti Dark Lady
 
Maurizio Camilli Il poeta rivale
 
Marcello Spinetta Il giovane ragazzo
 
ed Elena Serra S.
 
scene e costumi Domenico Franchi
 
luci Cesare Agoni, Sergio Martinelli
 
assistente alla regia Elena Serra
 
canzoni Domenico Modugno
 
Un pagliaccio in paradiso, Che cosa sono le nuvole, Dio come ti amo
 
progetto sonoro Valter Malosti
 
musiche voci e frammenti sonori da Alan Splet, Murcof, Bruno Pronsato, Michael Nyman, Al Pacino, Scanner, Arvo Pärt
 
estratti da Liquefatto, progetto musicale di Gup Alcaro e Valter Malosti
 
suono Edoardo Chiaf, Fabio Cinicola, Jacopo Bertoli
 
produzione CTB Centro Teatrale Bresciano, TPE Teatro Piemonte Europa, Teatro di Dioniso
 
foto Umberto Favretto
 
 
www.teatrokoreja.it 

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