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Ad Otranto i GRAFFI di Koreja
l’attività, i laboratori, la formazione e le iniziative culturali
di un teatro che ha cambiato la prospettiva culturale salentina
4 settembre 2010
Cantieri Teatrali Koreja
Sabato 4 settembre alle ore 19.00 (ingresso libero) nella suggestiva cornice dell'Hotel CORTE DI NETTUNO in Via Madonna del passo ad Otranto, secondo appuntamento con la rassegna di incontri di presentazione del libro GRAFFIARE I MURI, Cantieri Koreja storia di un teatro (ed. Titivillus) a cura di Mauro Marino organizzato grazie alla collaborazione di CORTE DI NETTUNO e ANIMAMUNDI suoni e visioni dal mondo.
Oltre al curatore del libro, interverranno Lorenzo Ria - parlamentare, Vittorio Gaeta - magistrato, Salvatore Tramacere e Franco Ungaro direttore artistico e organizzativo dei Cantieri Teatrali Koreja. Nel corso dell'incontro è previsto un breve saluto del Presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone.
Fabrizio Saccomanno, attore di Koreja, regalerà a tutti i presenti un’anticipazione tratta dal suo nuovo spettacolo teatrale IANCU, che debutterà nella prossima stagione.
GRAFFIARE I MURI è il racconto di una storia attraverso altre storie. [...] Una masseria nelle campagne di Aradeo, gli anni Ottanta e tanta voglia di trovare "voce". La scelta operare a Sud, dove gli occhi s'erano allenati al desiderio, dentro un margine, un confine che "paradossalmente" non aveva Teatro nonostante le "visioni" della tradizione popolare, i modi della festa, le fantasie narrate dalla pietra. Un immaginario che per un lungo periodo non ha avuto scena, riflessione, scrittura drammaturgica. Sentirsi nomadi è essenza d'ogni cercare, d'ogni desiderio di crescere, di confermare nelle pratiche il tentativo. Adulti non si è mai! Si cambia sguardo, la mira sposta gli orizzonti, si cambia casa e, un'altra avventura accoglie. Così è stato per Koreja in un altro margine, la periferia della città barocca. L'idealità del luogo, presagirla, inventarla, costruirla in una vecchia fabbrica di mattoni! Sfida e dono ad una città non sempre disposta ad accogliere! Qui, un racconto corale ne ricostruisce il percorso [...]
Il libro sarà presentato ancora a Maglie (10 settembre), a Casarano (11 settembre), a Galatina (23 settembre), a Tricase Porto (24 settembre), a Nardò (25 settembre) e a Gallipoli (1 ottobre).
Informazioni
0832.242000 / 240752
info@teatrokoreja.it
www.teatrokoreja.it
LA POLITICA
Lorenzo Ria
Parlamentare, Presidente della Provincia di Lecce dal 1995 al 2004.
Koreja nel “sistema cultura”
“Rinascita salentina” è un’espressione che include tante cose: crescita e ammodernamento delle infrastrutture, politiche attive del lavoro, servizi alle imprese, edilizia scolastica, incentivi alla ricerca, rilancio del turismo, sostegno e promozione del protagonismo degli Enti locali in una logica di sussidiarietà. Ma è indiscutibile che la svolta nelle politiche culturali ha costituito il tratto distintivo di quella stagione. Il ruolo della Provincia rispetto alle dinamiche culturali del territorio era stato pressoché marginale, talvolta assistenziale, prevalentemente clientelare. Ciò appariva tanto più grave di fronte a una tradizione di eccellenza della cultura salentina, dalla quale discendeva una molteplicità di fenomeni e di fermenti innovativi che oggettivamente delineavano il profilo di una nuova, emergente identità culturale. Penso alle nuove personalità che si andavano affermando sul solco della grande tradizione lirico-sinfonica, nella danza e nelle arti sceniche in generale; penso alla moltiplicazione dei linguaggi nel campo della musica popolare e alla crescente consapevolezza delle loro radici identitarie; penso alle eccellenti espressioni di creatività e di innovazione nel campo delle arti visive; penso al lavoro straordinario del teatro sul terreno della innovazione e della sperimentazione che trovava, tra le altre, in Koreja una delle realtà più consapevoli e interessanti. Tutto questo, in un contesto territoriale e ambientale che ne costituiva il referente strutturale, il nutrimento essenziale. Una terra di frontiera nella quale trovava alimento una cultura di frontiera. Intuimmo subito quale peso potesse e dovesse avere, sulla crescita e il rafforzamento di questo autentico sistema della cultura, l’azione diretta dell’Ente territoriale, il governo attivo di questi processi. La strategia fondava su tre elementi: ideare e promuovere, in collaborazione con gli stessi soggetti operanti sul territorio, una serie di iniziative e di occasioni di espressione e di accesso, nel rispetto della libertà e della spontaneità creativa di ciascuno. Favorire il contatto e l’interazione tra la cultura salentina e l’universo della cultura mediterranea. Identificare e sostenere le eccellenze, anche attraverso il sostegno economico alle imprese. È in questa logica che hanno preso vita la fondazione ICO, la stagione lirico-sinfonica, il festival Negroamaro, la Notte della Taranta, i diversi laboratori teatrali per ragazzi, la rassegna Strade maestre, Le Parole della memoria, l’adesione alla trasformazione dei Cantieri teatrali Koreja in teatro stabile d’innovazione. Tra tutte le pur pregevoli imprese teatrali del territorio salentino, Koreja ha, sin dai primi inizi, mostrato una spiccata vocazione alla sperimentazione dei linguaggi e all’innovazione. La qualità della direzione artistica e l’attitudine al confronto con le più avanzate espressioni dell’innovazione teatrale sono pari almeno al coraggio di una scelta difficile in un territorio del lavoro teatrale praticamente inesplorato. Certo, qui nel Salento aleggiava il genio di Carmelo Bene e l’eco delle frequentazioni e delle incursioni di Eugenio Barba. Ma erano rimaste, fino alla fine degli anni Ottanta, nicchie elitarie. Koreja ha trasformato il gusto, ha inciso sul costume culturale e ha creato un nuovo pubblico. Ma ha saputo anche diventare impresa, correggendo il luogo comune assai diffuso in quegli anni della pratica teatrale come dilettantismo filodrammatico. L’acquisizione e la ristrutturazione di un mattonificio periferico in officina teatrale e centro di attività culturali rimane un’impresa straordinaria e inusitata che costituisce uno degli elementi di maggiore prestigio nella qualità della vita civile e sociale di questa regione.
Ma la crescita delle nuove realtà culturali è stata certamente indotta dalla complessiva crescita della qualità territoriale. Il lavoro di riorganizzazione e di innovazione del tessuto culturale, compiuto a cavallo degli anni Novanta e 2000, metteva in conto l’idea di territorio come fondamentale bene culturale: non solo le eccellenze più significative dell’arte, dell’architettura, dei luoghi urbani, ma il complesso territoriale come bene culturale e identitario. Innovare e conservare non erano nozioni contraddittorie, ma esprimevano la filosofia di un territorio come luogo dell’anima, che si offre alla modernità senza rinnegamenti, con la forza della sua storia. Questa filosofia dello sviluppo è stata la costante delle politiche culturali della Provincia di Lecce e degli uomini che l’hanno rappresentata in quegli anni: penso a chi ha collaborato con me come Assessore alla Cultura, la professoressa Regina Poso e il professor Remigio Morelli. Il lavoro sulle grandi istituzioni culturali, il museo, la biblioteca, la ristrutturazione di Palazzo Adorno e dei Celestini non è che la punta avanzata di un’impresa diffusa e costante di recupero e di tutela che non ha tralasciato nessun genere di beni culturali: castelli, masserie fortificate, fari, emergenze archeologiche, ville storiche, aree di interesse eco-ambientale, monumenti rupestri, arredi ecclesiastici, archivi storici e una miriade di opere d’arte a torto ritenute minori: tele, manufatti, statue, organi, calvari. Un lavoro immenso il cui valore immediato di difesa e tutela delle vestigia di un umanesimo peculiare del nostro popolo ricadeva mediatamente sull’immagine e sull’offerta di ospitalità che si rivelava essere, in quegli anni, una delle voci più dinamiche e attive dell’impresa salentina. Un lavoro che merita ancora di essere completato in questa parte e proseguito nell’opera sistematica di restauro ambientale, secondo le linee tracciate da quello straordinario studio programmatorio che fu il Piano territoriale di coordinamento provinciale: piano energetico, piano delle acque, rivalutazione delle imprese e dei siti rurali, tipicità enogastronomica e “isole” biologiche, riqualificazione urbana e tutela della facies paesaggistica dagli attacchi speculativi, rottamazione dell’abusivismo più devastante e valorizzazione dell’architettura rurale in un territorio in cui la storica “polverizzazione abitativa” ha saputo convivere per secoli con l’uso sostenibile dell’ambiente. Tutto questo non è fredda economia o pura ingegneria programmatoria: è cultura nell’accezione più nobile e più moderna del termine perché è intelligenza delle cose illuminata dal sentimento e dalla memoria delle cose; perché è nei territori dell’anima, nel “genio” immanente delle cose che si raccoglie lo spirito di un popolo e si legge il senso autentico del suo cammino futuro.